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Fincantieri, tagli al personale dell’indotto

DOMENICA, 26 SETTEMBRE 2010 – IL PICCOLO
Pagina 7 – Attualità
Fincantieri, a rischio 600 operai dell’indotto
L’allarme del sindacato: i tagli riguardano anche numerose micro-imprese

di LAURA BORSANI

MONFALCONE Seicento lavoratori dell’indotto che da qui fino a marzo del 2011 rischiano di restare a casa. Famiglie ”autoctone”, ma anche immigrati e trasfertisti comunque radicati da tempo in città. Ciò che la Fincantieri ha prospettato ai sindacati prevedendo lo scarico produttivo che si potrà ripercuotere pesantemente sulle imprese dell’appalto, è destinato a tradursi in una nuova emergenza sociale. Si parla infatti di 600 esuberi ”strutturali”, come ha spiegato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, per i quali pertanto non è neppure previsto il reintegro, provocando non solo l’acuirsi delle tensioni, «ma anche un depauperamento professionale, frutto del ”gioco al ribasso” sui costi tra le imprese esterne». Il sindacalista mette in conto l’«esasperato ricorso all’appalto, che ha prodotto un arcipelago di micro-imprese, molte delle quali non identificabili. Si pone quindi un problema di trasparenza e di legalità, anche ai fini del trattamento economico dei lavoratori».
Casotto parla di «lavoratori di serie A e di serie B» che «solo un adeguato monitoraggio e controllo, garantendo una indistinta tutela dell’occupazione, delle regole e della qualità professionale, può colmare». E aggiunge: «Intendiamo chiedere anche lo sblocco delle assunzioni interne per ridurre la forbice tra lavoratori diretti ed esterni. Abbiamo già perso un centinaio di unità: l’organico previsto dovrebbe essere di 1800 dipendenti».
Insomma, l’incertezza è decisamente aperta e ben poco prevedibile nei suoi reali contraccolpi. Compresa la situazione interna al cantiere, poiché, dice Casotto, «le dinamiche di questa crisi sono così fluttuanti e complesse che nessuno può sentirsi oggi immune».
Per la città, dunque, si profilano nuove povertà e tensioni sociali, considerato che per molti lavoratori dell’indotto si porrà il problema di poter assicurare gli ammortizzatori sociali. Il rischio è quello di trovarsi senza lavoro e senza reddito, in attesa mesi di poter percepire la cassa integrazione. I sindacati insistono pertanto sulle ”contromisure” per prevenire situazioni limite: il coinvolgimento al tavolo sull’appalto istituito in Confindustria dei Consorzi delle ditte d’appalto ai fini dell’anticipazione della cassa integrazione. Ma anche i contratti solidali, la ”cassa” spalmata su tutti i lavoratori.
(l.b.)

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2 Risposte

  1. Per quel che vale, sono assolutamente d’accordo.

  2. A trento come “La CGIL che vogliamo” abbiamo organizzato un incontro con Giorgio Cremaschi che ben ci ha fatto capire quale “partita ci stiamo giocando”,secondo me’ spero che a Roma il 16 ci siano milioni di compagni/e ma anche giovani,anziani,disoccupati e occupati perche’ questa piu’ che mai, piu’ di ogni altra volta sara’ determinante e pesantemente per tutto il mondo del lavoro dipendente.marchionne ha di fatto aperto/indicato la strada verso la nuova schiavitu’.Tocca a noi dire” di qui’ non si passa”,piu’ seremo a Roma e piu’ chiaro sara’ il messaggio.Io a Roma ci saro’per difendere la mia dignita’ e quella della CLASSE OPERAIA.

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