• Commenti recenti

    Antonella su Come funziona il Lavoro Occasi…
    Micaela su Come funziona il Lavoro Occasi…
    ilaria su Come funziona il Lavoro Occasi…
    Albatro su Come funziona il Lavoro Occasi…
    giuseppe su Come funziona il Lavoro Occasi…
    Nick Carter su Sobrietà e Austerità
    biobba2013 su Saracena, “l’acqua pubblica co…
    studiocoppi su Sobrietà e Austerità
    Nick Carter su 26.06.2015 Pensiero…
    Albatro su 26.06.2015 Pensiero…
  • Categorie

  • Archivi

  • Più cliccati

    • Nessuna

Rotocart e gli altri punti di crisi

MARTEDÌ, 28 SETTEMBRE 2010 – IL PICCOLO
Pagina 7 – Gorizia
RICHIESTA DEI SINDACATI ALL’IMPRESA CHE INTENDE CHIUDERE IL SITO
Rotocart, proposta la Cigs per i 28 lavoratori
La società comunicherà la risposta tra 7 giorni, al nuovo incontro in Assindustria

I sindacati di categoria hanno chiesto ieri a Rotocart di aprire la cassa integrazione straordinaria per i 28 dipendenti dello stabilimento cartario di Monfalcone, che la società padovana ha deciso di chiudere, dopo aver acquistato un altro sito a Pescia. Una proposta che la società si è però riservata di valutare in questi giorni per fornire la propria risposta tra una settimana, nel nuovo incontro fissato tra le parti sempre nella sede dell’Assindustria di Gorizia. «Per noi questo è il percorso per riuscire a tutelare al meglio i lavoratori – ribadisce Enrico Coceani, della Cgil-Slc, presente al tavolo assieme ai rappresentanti di categoria di Cisl e Uil – a fronte di una situazione provinciale dell’occupazione a dir poco critica e di un settore come quello cartario che offre poche possibilità di una ricollocazione». Per i sindacati si tratta quindi prima di mettere in sicurezza i lavoratori, che altrimenti finirebbero in mobilità, per un tempo adeguato per poi coinvolgere i soggetti preposti in un percorso di reinserimento professionale.
Questa, comunque, è l’unica strada percorribile, ammette Coceani, perchè Rotocart, che a Monfalcone produce fazzoletti, rotoli da cucina, carta igienica, non recederà da una scelta aziendale strategica e, soprattutto, irreversibile. La società veneta ha infatti siglato all’inizio di settembre un’intesa territoriale con le Province di Lucca e Pistoia per il completamento dell’acquisizione dello stabilimento di Pescia della Cdm Group, realtà posta in liquidazione da tempo. Almeno 32 dipendenti della Cdm saranno quindi gradualmente assunti dalla Rotocart che, con un investimento di oltre 4,5 milioni di euro, aveva già rilevato i macchinari degli stabilimenti di Salanetti (Capannori, in provincia di Lucca) e Castellare di Pescia (in provincia di Pistoia). Mentre Monfalcone sarà dismessa entro fine anno, in Toscana ci si attende invece che a breve siano rimessi in funzione i macchinari del sito di Pescia, mentre quello di Salanetti sarà dismesso. Il sito toscano sarebbe funzionale, per la sua collocazione geografica, a un riposizionamento dell’azienda sui mercati italiani, dopo che la fabbrica del Lisert, creata dieci anni fa per aggredire i mercati dell’Europa centro-orientale, avrebbe perso la propria ragione d’essere. Produzioni analoghe sono nel frattempo state avviate in Polonia e Romania, con costi decisamente più competitivi. Nell’ambito di una strategia del genere, il mantenimento del sito di Monfalcone, decentrato rispetto al territorio nazionale, diventa troppo oneroso, secondo la società, come spiegato in questi giorni da Tiziana Cozzi della Fistel-Cisl provinciale, soprattutto per quel i costi dei trasporti. I tempi dell’operazione di chiusura si profilano piuttosto brevi, lo smantellamento delle linee di produzione dovrebbe prendere il via tra un mese e mezzo per arrivare alla dismissione della fabbrica del Lisert il 31 dicembre.
Laura Blasich

MARTEDÌ, 28 SETTEMBRE 2010 – IL PICCOLO
Pagina 7 – Gorizia
«Troppe aziende in crisi, bisogna fare squadra»
Il segretario della Cgil Paolo Liva: il territorio deve intervenire compatto

Le crisi di Rotocart e Prinzi, quelle solo nominalmente alle spalle di Ineos e Eaton, gli impatti che il piano industriale di Fincantieri potrebbe avere sul territorio dicono che la crisi è tutt’altro che un ricordo nel Monfalconese. Diventa sempre più fondamentale, quindi, secondo il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, che «tutte le forze politiche della provincia abbandonino le polemiche su piccole questioni irrilevanti e inizino, assieme alle forze sociali, a rivendicare con forza nei confronti del Governo regionale e nazionale tutti quegli strumenti che possano consentire il sostegno alla crescita».
Liva pensa al finanziamento innanzitutto della ricerca e dello sviluppo di processo e prodotti per quelle aziende che stanno ancora sui mercati, ma anche per avviare finalmente l’”agreen economy”. Il segretario provinciale della Cgil punta però anche allo sviluppo di un progetto che rilanci le potenzialità infrastrutturali del territorio, «condizione essenziale per attrarre nuovi investimenti a sostegno dell’economia e per creare nuovi posti di lavoro stabili».
Lo sguardo corre immediato al piano di Unicredit per la creazione del ”super-porto”, che Liva e la Cgil isontina appoggiano da sempre. «Indubbiamente il progetto Unicredit sta dentro a questa logica – afferma Liva – e la dimostrazione è che lo rivendicano in molte altre località dell’Adriatico. La nostra regione è in pole position, vuoi per le caratteristiche delle coste e delle aree interessate, che per la felice posizione geopolitica. Sarebbe assurdo perdere questa occasione: la responsabilità da assumersi nei confronti dei disoccupati, dei giovani risulterebbe insostenibile».
La Cgil sollecita quindi l’Isontino a fare una volta tanto ”squadra”, anche perchè le difficoltà del comparto industriale di Monfalcone hanno e avranno ripercussioni sull’interto territorio provinciale, in cui crisi vecchie e nuove rendono sempre più difficile qualsiasi piano di ricollocazione nelle poche imprese che avvieranno nuove attività nel territorio. Ad aggravare questo quadro, secondo Liva, c’è «la totale assenza di una politica economica e industriale da parte del Governo e la mancata riforma degli ammortizzatori sociali».
Mentre anche «tutti i provvedimenti che sono stati presi a livello regionale, dalle cassa integrazioni in deroga agli accordi con le banche – osserva ancora il sindacalista -, si stanno dimostrando insufficienti e, soprattutto, non essendo ”universalistici”, hanno il limite di creare delle disparità enormi tra i lavoratori in difficoltà dei diversi settori e aree geografiche. Non può essere questo un esempio di federalismo», conclude il segretario provinciale della Cgil. (la.bl.)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: