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Doppio lavoro, doppio sfruttamento

DOMENICA, 03 OTTOBRE 2010 – IL PICCOLO
Pagina 8 – Attualità
UNA INDAGINE DELL’ISTAT FOTOGRAFA UNA REALTÀ SOCIALE IN FORTE CRESCITA ANCHE A CAUSA DELLA CRISI
In Italia 4,8 milioni con il doppio lavoro
Da chi è costretto a sommare più lavori part-time per un salario dignitoso al sottobosco del sommerso

ROMA Sono quasi 4,8 milioni le persone in Italia che hanno due occupazioni: e se in molti casi, come ad esempio i lavori domestici, si tratta semplicemente di più lavori part time per ottenere un salario dignitoso, resistono negli anni anche coloro che a una occupazione standard (a tempo pieno e indeterminato) affiancano un’altra attività, spesso in nero.
Tra le seconde attività l’Istat calcola anche l’impiego nell’ «autoproduzione» come l’occupazione nel proprio orto o i lavori di ristrutturazione di casa, attività queste considerate lavoro regolare. Nella massa del doppio lavoro comunque – spiegano i tecnici Istat – c’è però una grossa fetta di lavoro in nero, spesso nel commercio, nella ristorazione, negli alberghi e nei servizi alla persona Il dato emerge da un raffronto tra i dati dell’Istat sugli occupati totali nel 2009 e le posizioni lavorative calcolate nello stesso anno.
A fronte di 24.838.000 occupati in media annua infatti ci sono 29.617.000 posizioni lavorative (tra regolari e irregolari) con una percentuale di irregolarità nel complesso del 17,6%. Il numero dei doppiolavoristi – si evince dalla serie storica – è stato sostanzialmente stabile negli ultimi anni anche se la percentuale sul totale dei lavoratori si è leggermente abbassata (grazie all’aumento dell’occupazione in generale).
Per quasi 900.000 persone il doppio lavoro e in agricoltura (tra l’autoproduzione nel proprio orto e l’impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi di altri). A fronte di 979.000 occupati nel settore nel 2009 c’erano, nello stesso anno 1.837.000 posizioni lavorative.
Nel settore del commercio «allargato» (commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni) gli occupati totali (le persone) nel 2009 erano 6.052.000 ma le posizioni di lavoro risultavano essere 8.358.000 con una differenza di oltre 2,3 milioni di unità.
Questo è il settore dove è più forte l’utilizzo del part time ma anche dove il sommerso, ad esclusione del lavoro domestico, ha la percentuale più alta (28,6% contro il 17,6 di media tra tutti i comparti), quattro volte superiore a quella dell’industria nel complesso.
All’interno del comparto del commercio sono il settore degli alberghi e pubblici esercizi e quello dei trasporti e le comunicazioni ad avere la percentuale più alta sia di doppio lavoro che di sommerso. Secondo i dati fermi al 2008 il lavoro irregolare in alberghi, ristoranti e bar si avvicina al 42% mentre i «doppiolavoristi» sono circa 900.000 (le posizioni lavorative superano le 2,1 milioni di unità contro gli 1,2 milioni di occupati).
Nei trasporti e le comunicazioni la percentuale di lavoro irregolare sfiora il 50% mentre coloro che fanno una doppia attività sono quasi 1,2 milioni.
Nel lavoro domestico si concentra il lavoro irregolare (64,2% nel 2008 ma in calo rispetto al 78,6% di dieci anni prima) e le posizioni lavorative complessive che risultano all’Istat sono, sempre secondo i dati risalenti al 2008, 2.230.000 a fronte di 1.465.000 occupati (765.000 quindi i casi di doppio lavoro). Nell’industria sono scarsi sia i caso di doppio lavoro sia quelli di lavoro irregolare (6,8% la percentuale nel 2009).
Nell’industria in senso stretto (escluse le costruzioni) la percentuale di irregolarità del lavoro scende al 4,2% mentre le doppie attività sono solo 87.000. Gli occupati nel settore erano 4.962.000 mentre le posizioni lavorative complessive risultavano essere 5.049.000. Nelle costruzioni, comparto ad alto utilizzo di lavoro irregolare anche a causa della discontinuità della produzione (cantieri che aprono e chiudono), a fronte di 1.924.000 occupati nel 2009, le posizioni lavorative erano 2.176.000. Nel comparto, l’irregolarità, secondo l’Istat, ha raggiunto il 12,7% in aumento rispetto al 2008 (era al 12%) ma in forte calo rispetto a dieci anni prima, nel 1999 quando era al 17,6%.

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