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Bombe sui caccia italiani Nato, nessun problema

Rasmussen: l’eventuale decisione non in contraddizione con il mandato delle forze Isaf

Parente di una vitima a La Russa:  “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”

BRUXELLES – L’eventuale decisione di attrezzare i caccia italiani con bombe a bordo ”non e’ in contraddizione” con il mandato e la strategia militari delle forze Isaf in Afghanistan. Lo ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen (foto a destra), interpellato a Bruxelles. La decisione – ha detto Rasmussen – deve essere presa ”a livello nazionale”.
Anders Fogh Rasmussen March 2003 with red paint, symbolizing blood, thrown by an activist in the Danish parliament as he was to announce Danish participation in the illegal war of aggression against IraqPer Rasmussen, “é del tutto naturale” il dibattito aperto in Italia sulla ricerca di mezzi e strumenti che possano contribuire a “difendere meglio le proprie truppe dispiegate sul terreno, impegnate nel controllo del territorio”. “Il come farlo deve essere, penso, una decisione nazionale, anche se ovviamente deve essere presa nella cornice del nostro mandato e dei nostri obiettivi comuni”, ha precisato Rasmussen. Secondo il segretario dell’Alleanza, dotare di bombe gli aerei che scortano i convogli non è comunque in contraddizione con la nuova strategia del generale Petraeus che punta ad evitare il più possibile attacchi aerei per limitare al massimo le vittime tra i civili afghani. “Non vedo nessuna contraddizione tra questo tipo di intervento e la strategia che abbiamo adottato per le nostre operazioni in Afghanistan”, ha chiarito Rasmussen.

NAPOLITANO RENDE OMAGGIO A CADUTI – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino dove è atterrato il C-130 con a bordo le salme dei quattro alpini uccisi in Afghanistan. Insieme al Capo dello Stato, tra gli altri, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, altri esponenti del Governo e del Parlamento. Naturalmente presenti anche i parenti delle vittime, straziati dal dolore e accompagnati da personale dell’Esercito. Sulla pista dello scalo romano anche un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il reparto dei quattro caduti, ed una rappresentanza di tutte le Forze Armate. A bordo del C-130, le quattro bare avvolte ciascuna in un tricolore: alcuni militari portano su cuscini di velluto rosso i cappelli alpini con la penna dei quattro militari caduti.

Le mani appoggiate sulla bara, avvolta nel Tricolore: un gesto diventato ormai purtroppo consueto. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha reso omaggio così alle salme dei quattro alpini uccisi sabato in Afghanistan. I feretri sono stati portati a spalla dai loro stessi commilitoni. Sulla pista dell’aeroporto di Ciampino, sotto una pioggia sottile, ci sono le massime cariche dello Stato, i parenti, un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il loro reparto, ed una rappresentanza di tutte le Forze Armate. Presenti anche i vertici militari. Le bare, allineate sulla pista, sono state prima benedette dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, poi il saluto commosso del Capo dello Stato.

Dopo l’omaggio del Capo dello Stato, le bare sono state condotte verso i carri funebri, mentre il trombettiere del Settimo reggimento intonava il Silenzio. Dietro alle bare, i parenti dei caduti, giunti ieri da quattro regioni diverse: la Toscana, la Sardegna, la Sicilia e la Puglia. Grande il loro dolore: si abbracciano e si sostengono l’un l’altro, confortati anche dagli psicologi dell’Esercito. Presenti anche i sindaci dei vari comuni di dove erano originarti gli alpini uccisi. Le salme verranno ora condotte all’Istituto di medicina legale per l’autopsia disposta dalla magistratura, che ha aperto un’inchiesta sull’attentato; poi verrà allestita una camera ardente al policlinico militare del Celio. I funerali solenni dovrebbero svolgersi (ma manca ancora l’ufficialità) domani alle 10 e 30 nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli.

TALEBANI RIVENDICANO,SALME ALPINI IN ITALIA
di Vincenzo Sinapi

ROMA – Nel giorno del dolore, dell’ultimo saluto in Afghanistan ai quattro alpini della Julia uccisi ieri in un’imboscata, i talebani rivendicano. Nel loro sito ufficiale Internet e poi in dichiarazioni all’agenzia di stampa afgana Aip, per bocca del loro portavoce Qari Muhammad Yousaf hanno detto che l’attacco di ieri nel Gulistan è stato opera loro. Come sempre i toni sono roboanti e le cifre esagerate – “dieci veicoli del convoglio sono stati distrutti con la morte di tutti i soldati che si trovavano a bordo” – ma il fatto stesso che “vi sia stata una rivendicazione da parte dei talebani conferma la natura terroristica della loro attività”, sottolinea il ministro della Difesa La Russa. Un’azione terroristica “portata a termine da personale esperto e con tecniche inedite”, spiega una fonte vicina alle indagini. A differenza del passato, infatti, non vi è stata la semplice esplosione di un ‘Ied’, un ordigno rudimentale che in Afghanistan in molti sono in grado di confezionare e piazzare. “No – spiega la fonte – questa volta c’é stato un ‘attacco combinato’ pianificato a tavolino, condotto con tecnica militare da un gruppo di insorti numeroso e ben organizzato”. Tra i militari italiani e gli insorti si è combattuta una vera e propria battaglia, lo scontro a fuoco è stato violento prima e dopo l’esplosione dell’ordigno. Anche in questo caso, “non il solito ‘Ied’, ma una bomba con almeno 100 chili di esplosivo”. Oppure un più sofisticato ‘Efp’, in grado di forare anche spesse corazzature sfruttando il principio della carica cava. Gli artificieri sono al lavoro su quello che è rimasto del Lince proprio per capire che tipo di ordigno sia stato usato e quali contromisure adottare. Di sicuro, si farà un uso sempre maggiore dei nuovi blindati Freccia, più lenti dei Lince ma con ulteriori protezioni, e si privilegerà per quanto possibile il trasporto con gli elicotteri, che aumenteranno di numero, come ha annunciato La Russa. In attesa poi che il Parlamento decida se armare o no con le bombe i caccia Amx (e eventualmente se dotare di missili gli aerei senza pilota Predator), sono in arrivo in ‘teatro’ anche particolari robot anti-mine e nuovi congegni elettronici che impediscono l’attivazione di ordigni. Ma tutto questo succederà domani. Adesso c’é da pensare a rendere onore e salutare per l’ultima volta Francesco Vannozzi, Gianmarco Manca, Sebastiano Ville e Marco Pedone, i quattro alpini devastati dall’esplosione (il quinto soldato a bordo del Lince, Luca Cornacchia, ferito alle gambe, sarà rimpatriato “prima possibilé). Lo hanno fatto i loro commilitoni, molti dei quali non si sono vergognati di piangere, nel quartier generale italiano di Herat, dove – nella sala ‘Folgore’ – è stata allestita la camera ardente e dove il cappellano militare di Camp Arena ha celebrato la messa funebre. Un rito triste e affollato, come quello celebrato nel cinema della caserma del 7/o alpini di Belluno, il loro reparto. E’ già notte in Afghanistan quando le quattro bare, ciascuna avvolta nel Tricolore, sono state portate in spalla dagli alpini e messe a bordo del C-130 dell’Aeronautica militare che atterrerà domani alle 9 a Ciampino. Sulla pista dell’aeroporto ci sono tutti. C’é una rappresentanza dei militari stranieri, c’é l’ambasciatore d’Italia Claudio Glaentzer, c’é il Rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan, Staffan de Mistura. E c’é, naturalmente, il comandante dei militari italiani, che nei sei mesi infernali appena trascorsi si trova ancora una volta a piangere la perdita di suoi soldati. Sale a bordo del C-130 e, sull’attenti, saluta le bare militarmente. Anche il mondo dello sport – dal calcio, al basket, alla Formula 1 – ha reso omaggio ai caduti: lo stadio di Livorno, come era accaduto per la morte del capitano Romani, si è distinto anche oggi per alcune bordate di fischi, coperti però da un lungo e fragoroso applauso dei veri tifosi. Domani, a Ciampino, ad accogliere i feretri saranno le massime cariche dello Stato: confermate le presenze del presidente Napolitano e del premier Berlusconi, rientrato in anticipo dalla Russia. Con loro, straziati dal dolore, i familiari delle vittime già arrivati a Roma da quattro regioni: Toscana, Puglia, Sardegna e Sicilia. I funerali solenni si svolgeranno martedì, nella capitale.

PARENTE A LA RUSSA, GODETEVI LO SPETTACOLO – Dolore, ma anche rabbia, all’aeroporto di Ciampino, da parte di alcuni parenti dei quattro alpini caduti in Afghanistan. “Signor ministro, godetevi lo spettacolo” ha detto uno dei familiari rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, poco prima che le bare venissero messe a bordo dei carri funebri. Interpellato dai giornalisti su questa circostanza, il ministro della Difesa ha commentato: “I parenti, in queste occasioni, hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva. Sia quella di quello zio, sia quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi”. Lo stesso familiare, in precedenza, aveva manifestato con parole simili il proprio stato d’animo alle alte cariche dello Stato presenti nella sala Vip dell’aeroporto di Ciampino. Ma in generale la reazione dei familiari dei quattro alpini é stata di un dolore composto. Sia il capo dello Stato, Napolitano, sia il premier Berlusconi, sia il presidente della Camera, Fini, hanno salutato e parlato con i parenti prima dell’arrivo delle salme: in particolare, il presidente della Repubblica si è soffermato con alcuni di loro, ai quali ha rivolto parole di conforto.

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Una Risposta

  1. Provo cordoglio per queste nuove vite spezzate, ma questi soldati non sono morti a nome mio.
    La cosiddetta classe dirigente manda a morire dei giovani che sono militari solo perché altrimenti non avrebbero altro lavoro e ipocritamente si nasconde dietro la retorica patriottarda del : “i nostri ragazzi morti da eroi”, anche se poi si scopre, come nel caso di Nassirya che la negligenza dei comandi è stata basilare per il numero dei morti e feriti di quella circostanza. Siamo in guerra malgrado l’art. 11 della Costituzione lo proibisca, lo siamo per conto della cricca militarista nordamericana, al solo fine di difendere i loro interessi politici ed economici e per di più in un paese, l’Afghanistan, che non ci ha mai fatto nulla di male, ora qualcuno intende bombardare il suo territorio, adducendo che tale azione non è in contraddizione con la Costituzione, né con il ruolo che ci è stato affidato di pacificatori, dimostrando che tale ingaggio, in un teatro di conflitto orchestrato dalle multinazionali, non ha e mai ha avevo senso.
    Quindi, c’è un uso politico di questi morti, per cacciarci ancor di più dentro un conflitto senza uscita, cercando il consenso dell’opinione pubblica e trovando un’opposizione, come quella del PD, che balbetta incerta e non di meno ambigua.
    L’autodeterminazione dei popoli non esiste più, la democrazia va esportata (affinché penetri bene) con le bombe, i soldati che muoiono lo fanno per la libertà degli afghani. Sicuramente e purtroppo, questi soldati difendono la libertà, ma quella dei paesi occidentali a fare i propri comodi e difendere gli standard di vita delle classi più opulente.
    E’ caduto l’ultimo velo degli: “italiani brava gente”, ora ne esce il volto spietato, cinico, guerrafondaio incarnato nei tratti luciferini del volto fascistissimo di La Russa.

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