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Eppur “L’espresso” fa… la voce del padrone.

Di seguto il comunicato della FIOM di Marghera relativo all’articolo del settimanale “L’espresso” dal titolo:”Eppur la nave va” .

“Il settimanale “l’Espresso” si è fatto portavoce di un attacco brutale contro i lavoratori Fincantieri e del cantiere di Marghera con un articolo pubblicato nella edizione di questa settimana. L’articolo, che appare ispirato dall’azienda,… etichetta i lavoratori come fannulloni, gente che non lavora e gira a vuoto, pizzicati a dormire durante il turno di lavoro. Secondo l’articolista gli operai e gli impiegati lavorerebbero meno della metà dell’ orario contrattuale, e sarebbero causa e fonte dell’inefficienza del gruppo Fincantieri, della crisi e delle perdite economiche del gruppo. In realtà i lavoratori in cantieristica navale rappresentano una risorsa insostituibile e hanno garantito con il loro impegno e la loro professionalità i risultati straordinari di questi anni. La Fincantieri leader sul mercato delle passeggeri ha investito pochissimo nei cantieri navali italiani, non ha investito nella progettazione e nella innovazione, ma ha potuto garantire sempre la qualità del prodotto e il rispetto dei tempi di consegna delle navi, grazie all’impegno dei lavoratori dei cantiere e degli appalti, impegno e dedizione al lavoro che è costato anche vite umane.
Ciò che scrive l’Espresso è perciò vergognoso e palesemente falso.
Quante ore si lavora in un cantiere navale? Non meno di 40 alla settimana e spesso anche 50, 60 ore di duro lavoro. Per quale salario? Basso tra i lavoratori del cantiere, bassissimo per i lavoratori delle ditte che non hanno mai la certezza della retribuzione a fine mese. Ciò costringe il sindacato ad interventi quotidiani su Fincantieri e assistenze legali per recuperare il salari dei lavoratori delle ditte che non viene pagato. Quanti sono i lavoratori delle ditte che non percepiscono il salario a fine mese avendo lavorato 200, 250 ore? Centinaia, e decine sono le ditte coinvolte. Se questa è la realtà, perché l’Espresso si fa portavoce di una rappresentazione del gruppo, del cantiere e dei lavoratori che non corrisponde al vero? Viene il sospetto che si sia “appaltato” all’Espresso la voglia di scaricare sui lavoratori la responsabilità di una gestione fallimentare del gruppo dirigente che due anni fa doveva quotare la società in borsa e che ora è in piena crisi, ha meno presa sul mercato, rischia di perdere la leadership nei segmenti alti del mercato navale, sul cruise come sulle navi speciali. Ma chi porta la responsabilità dell’attuale situazione? Mentre in altri paesi si investiva, è calzante l’esempio del cantiere tedesco Meyer Werft, in Italia si allargava il subappalto e si interveniva solo per ridurre il costo del lavoro inventando perfino le “paghe globali”. Adesso Fincantieri pensa forse che la risposta alla crisi stia in una nuova stretta sulle condizioni di lavoro, sfruttando di più i lavoratori, non pagando il premio aziendale o tagliando la paga agli operai bangladesi che lavorano di notte per 900 euro al mese? L’articolo dell’Espresso mette in evidenza una inquietante analogia con ciò che succede a Pomigliano. L’azienda Fincantieri, come la Fiat, con questo articolo manda a tutti i lavoratori un messaggio esplicito, un vero e proprio ricatto: se volete lavorare, se volete continuare a costruire navi dovete lavorare di più e rinunciare ai vostri diritti, se no c’è la cassa integrazione. Se l’azienda intende usare la crisi per ricattare i lavoratori troverà la ferma opposizione della FIOM. Al contrario se Fincantieri intendesse fare accordi sulla produttività nel rispetto dei diritti dei lavoratori, degli accordi e del CCNL, cio’ non rappresenta un problema e la FIOM riconferma la propria disponibilità al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise. Ma occorre dire che non si era mai visto finora sulla stampa un attacco così volgare e gratuito alle maestranze dei cantieri navali, operai, impiegati e tecnici definiti fannulloni, e per contro l’esaltazione di dirigenti strapagati distanti dai cantieri e dai problemi della produzione. Non si era mai vista tanta piaggeria e unilateralità in un articolo dell’Espresso che pare aver adottato il “metodo Boffo” contro la FIOM e i lavoratori. Ciò che appare chiaro è che chi ha ispirato l’articolo non intende fare accordi con il sindacato e vorrebbe mano libera nella gestione della crisi. La FIOM farà di tutto per impedirlo e difendere il cantiere insieme ai diritti e alla dignità dei lavoratori.
Marghera 19/10/2010
Segreteria FIOM CGIL Metropolitana di Venezia”

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