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Congedi parentali, direttiva UE: “moltiplicatevi”

Ue: Europarlamento, si’ a 20 settimane congedo maternita’ e 2 paternita’

Bruxelles, 20 ott. (Adnkronos/Aki) – Minimo venti settimane retribuite al 100% contro le 14 attuali per le neomamme, e due per i neopapa’, novita’ assoluta. E’ il risultato del voto del Parlamento europeo sulle modifiche alla legislazione Ue sui congedi parentali avvenuto oggi a Strasburgo. Con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni, e’ passata la relazione dell’eurodeputata socialista portoghese Edite Estrela, che va addirittura oltre le proposte di modifica richieste dalla Commissione Ue, che fissava a 18 le settimane di congedo di maternita’ minimo, di cui solo 6 retribuite al 100%. Tra gli altri emendamenti approvati dall’Europarlamento, anche quello che vieta il licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino ad almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternita’. Queste devono poi poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilita’ di prima del congedo. “La maternita’ non puo’ essere vista come un fardello sui sistemi nazionali di sicurezza sociale, ma rappresenta un investimento per il futuro”, ha affermato la relatrice Estrela. Ma per la commissaria alla giustizia e cittadinanza Viviane Reding “non sara’ certamente facile trovare un compromesso equilibrato con il Consiglio Ue”, in quanto il voto di Strasburgo “e’ molto ambizioso”. Il testo votato dal Parlamento sulla base delle proposte della Commissione dovra’ infatti ancora ottenere il via libera da parte degli stati membri. (Lsa/Col/Adnkronos)

20-OTT-10 16:12

Commento: il valore della famiglia, quando non è un atto formale o peggio retorico, pone al centro la maternità  e la paternità agevolandole secondo un criterio che libera le donna dall’essere concepita solo come procreatrice e demenda a entrambi i sessi  la scelta consapevole della riproduzione e in prospettiva dell’educazione delle future generazioni.

Siamo ad un primo passo, che avrebbe bisogno di una contestuale azione di sostegno  economico alle famiglie (legali e di fatto). La strada è ancora lunga, ma è un buon segno se nell’europarlamento si ragiona, una volta tanto,  allargando i diritti e soprattutto fuori dagli schemi dell’aziendalismo e produttivismo esasperati propri della tecnocrazia comunitaria.

Sarà difficile che in Italia la norma, una volta approvata (sperando non sia distorta), venga applicata. I clerico-fascisti al governo e i teodemocratici “all’opposizione” tireranno il freno a mano. AlPe

 

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