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Massa, Eaton rischia l’esproprio.

Ovvero, quando le istituzioni hanno le “palle” anche le multinazionali devono adeguarsi a miti consigli. Qualcuno avverta i consiglieri regionali eletti nelle provincia di Gorizia.

INTERVISTA   |   di Riccardo Chiari – FIRENZE da http://www.ilmanifesto.it

EATON
«Il mio sì all’esproprio? Tutti rispettino i diritti»
Stop ai licenziamenti, parla Rossi

La multinazionale della componentistica auto Eaton ritira i licenziamenti dei suoi 304 operai, e accetta di riaprire una trattativa per la reindustrializzazione del sito produttivo di Massa. La notizia arriva proprio mentre Enrico Rossi sta spiegando il perché di una sua presa di posizione che ha fatto rumore: l’appoggio della regione Toscana al sindaco apuano Roberto Pucci, per un eventuale esproprio dell’area industriale.
Presidente Rossi, una buona notizia.
E’ una vittoria della ragione e del buon senso, che rende ancora più emblematica la lotta di cui sono protagonisti i lavoratori. Qui c’è una multinazionale che ha abbandonato una sua fabbrica dove pure si lavorava al meglio, tanto che gli operai erano stati premiati dai vertici di Eaton per la qualità della produzione. Allora io penso che non si possa abbandonare una fabbrica e lasciare 300 famiglie senza futuro.
A quanto sembra, gli avvocati di Eaton non hanno voluto affrontare il processo per il comportamento antisindacale denunciato da Fiom, Fim e Uilm, pronte a segnalare al giudice del lavoro il mancato rispetto degli accordi sottoscritti anche dalla multinazionale al momento dello stop alla produzione.
Eaton oggi è stata costretta a tornare sui suoi passi e ritirare le lettere di licenziamento. Ha dovuto rispettare gli accordi e le leggi che nascono dalla Costituzione. Anche in una economia globalizzata in cui le multinazionali dominano, spesso ignorando regole e diritti, succede che la lotta dei lavoratori ottiene un primo successo. Ora dobbiamo continuare su questa strada. Insieme, operai e istituzioni, in questa vera e propria battaglia civile per la reindustrializzazione del sito produttivo. Per assicurare un futuro a quelle famiglie.
E’ per questo obiettivo che ha appoggiato subito il possibile esproprio dell’area? Un effetto c’era stato subito, visto che Eaton ha ipotizzato al sindaco di Massa la possibilità di un affitto gratuito del sito produttivo per dieci anni.
Noi ci siamo impegnati fin dall’inizio per reindustrializzare l’area utilizzando la nostra finanziaria regionale Fidi Toscana, e i fondi comunitari europei per l’innovazione, la ricerca e la formazione. In risposta Eaton, non contenta di aver chiuso la fabbrica, non ha nemmeno chiesto la cassa integrazione in deroga. Per risparmiare 800mila euro…
Una cifra ridicola per una multinazionale?
Penso proprio di sì. Comunque sia a quel punto il sindaco Pucci, grazie a una legge vecchia ma ancora in vigore e cioè il regolamento del Consorzio di zona Apuano, ha manifestato l’intenzione di espropriare l’area. Un gesto forte, ma secondo me adeguato alla situazione che si era venuta a creare. Un gesto politico. L’ho detto anche agli operai, quando alcuni giorni fa sono andato in un’assemblea nella fabbrica che loro hanno occupato all’inizio di ottobre.
Ora che succederà? Dal tribunale di Massa i legali di Eaton avvertono che entro pochi giorni si aspettano progetti concreti per la reindustrializzazione. Hanno ritirato i licenziamenti ma avvertono che potrebbero riproporli. E non hanno fatto alcun passo avanti sulla concessione della cigs in deroga.
Stiamo lavorando da mesi, su due progetti industriali. Sono entrambi legati alla filiera del carbonio. Il primo a mio giudizio è buono, innovativo e di qualità. Ma ancora non ha trovato, secondo i tecnici del ministero, sufficiente sostegno finanziario per essere portato avanti. Ora è in stand by ma può ripartire. Poi c’è un secondo progetto, arrivato recentemente, che ha carattere più «imprenditoriale» ed è già stato giudicato positivamente. La possibilità di reindustrializzare l’area Eaton c’è. Perché se ci si lavora su, anche quello che all’inizio sembra impossibile può diventare possibile. Ma tutti dobbiamo rispettare i diritti e gli accordi sottoscritti. Non devono essere solo gli operai a farlo. A chi si scandalizza di fronte al mio appoggio per l’esproprio dell’area, rispondo che non si possono disattendere gli impegni presi.

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