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Bambole non c’è una lira! L’Italia che odia le donne.

MARTEDÌ, 26 OTTOBRE 2010 – IL MESSAGGERO VENETO

Pagina 8 – Economia

Lavoro, le donne pagate il 7% in meno rispetto agli uomini

Lo studio

ROMA. Le donne italiane che lavorano possono contare, a parità di qualifica, di un salario orario più basso del 7% dei loro colleghi uomini: e il gap – sottolinea l’Isfol in uno studio – cresce se si considera il dato retributivo complessivo (e non quindi per ora lavorata) perchè gli uomini dedicano in media tempi più lunghi al lavoro (anche perchè usufruiscono meno del part time). Il dato è comunque inferiore alla media europea (nell’Ue a 27 la paga oraria delle donne è inferiore del 15% a quella degli uomini).

Le donne che hanno figli piccoli (la giornata considerata dall’Isfol è quella di una donna che ha almeno un figlio al di sotto dei sei anni) trascorrono in ufficio (o in fabbrica, nelle scuole, nei negozi e nei campi) in media sette ore e nove minuti al giorno a fronte delle 9 ore e 54 minuti dei loro colleghi uomini (dato spiega l’Isfol comprensivo della pausa pranzo) ma in casa il tempo dell’impegno tra i due sessi si capovolge. Le donne dedicano alla cura dei figli 5 ore e 24 minuti, quasi due ore in più dei loro mariti e altre due ore e 23 minuti ai lavori domestici (oltre un’ora e mezza più dei compagni). Per la cura dei parenti l’impegno è ugualmente distribuito (rispettivamente 48 e 47 minuti al giorno) mentre nella cura di sè le donne possono dedicare dieci minuti meno degli uomini (49 minuti contro i 59 dei maschi). Dieci minuti in meno anche per il sonno con le donne che dormono in media 6 ore e 57 minuti contro le 7 e 8 minuti degli uomini.

Una volta al lavoro sono le donne con bassa scolarizzazione quelle che scontano il differenziale retributivo più alto rispetto agli uomini con lo stesso livello di studi (22,9% il gap tra uomini e donne senza titolo di studio, 16,4% nel caso di licenzia media). Il gap risulta più alto al Nordest (8,5%) rispetto al Sud (area nella quale è molto basso il tasso di attività femminile) dove si ferma al 5,3%. Il differenziale è poi più alto nel personale più anziano (12%) rispetto a quello più giovane (9,1%) mentre tende ad azzerarsi nella classe tra i 30 e i 39 anni (1,9%). E se le donne come gli uomini danno importanza nella scelta del lavoro alla retribuzione, soddisfazione professionale e stabilità del posto poi sono costrette a guardare anche alla flessibilità degli orari.

La corsa continua tra l’ufficio e casa infine – sottolinea l’Isfol – fa rispondere alla domanda su cosa si trascuri (tra divertimenti, figli, amici, rapporto di coppia eccetera) al 28% delle donne intervistate «me stessa» (contro l’8,7% degli uomini).

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