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I berluscones nostrani e l’Uomo di cuore

DOMENICA, 31 OTTOBRE 2010 – Il Messaggero Veneto

Pagina 7 – Regione

In fila dal premier… Per “farsi le scarpe”

RISERVATO

di TOMMASO CERNO

«Silvio, Silvio… ascolta me… quel Gottardo se ne deve andare». Alla faccia del detto “fasin di bessoi”, i big friulani del Pdl a Roma preferiscono le raccomandazioni dall’alto. E così, senza che mai uno sappia dell’altro, prenotano colloqui più o meno riservati con Silvio Berlusconi per discutere nomine, posti chiave, candidature. E per cercare di farsi le scarpe a vicenda, esibendo poi nelle osterie della piccola patria la presunta (a volte vera, a volte no) confidenza con il capo. A palazzo Grazioli, nel via vai di ministre, veline e teorici del “bunga bunga”, i volti semi-anonimi dei nostri berluscones passano inosservati o quasi. Eppure nel giro di un paio di settimane, ultimamente, ne sono stati individuati almeno tre entrare e uscire dal quartier generale di via del Plebiscito.

Per primo s’è presentato dal premier il senatore Ferruccio Saro che molti a palazzo Madama danno, erroneamente, in fase di trasloco verso il partito di Fini. E che invece da un po’, assieme a un drappello di ex Psi fedeli a Berlusconi, tratta per rinforzare la pattuglia del Cavaliere in Senato. Ma il fine di quella visita non era l’affair monegasco. No, stavolta il senatore di Martignacco era lì per convincere il Cavaliere che era ora di cacciare il coordinatore regionale del partito, Isidoro Gottardo. Quell’ex democristiano di Sacile che da ormai oltre un anno ha congelato i rapporti con il senatore tuttofare di Martignacco. Un’alleanza mai stata sincera e ormai finita da un pezzo: «Presidente, non ti preoccupare. Siamo tutti d’accordo sul nome di Roberto Antonione», ha aggiunto Saro, tirando in ballo l’ex coordinatore nazionale del partito, amico del premier che tenne a battesimo la figlia. E che il gruppo degli ex Psi vorrebbe candidato sindaco di Trieste alle amministrative del prossimo anno. Alla richiesta di Saro, Berlusconi ha annuito, come fa sempre. Ignaro che di lì a pochi giorni, un altro big regionale si sarebbe presentato nella sua residenza romana. Stavolta si trattava del governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, convocato a Roma per l’ufficio di presidenza del partito nelle ore di fuoco dello scontro su Fini e la casa di Montecarlo. Tondo è arrivato poco prima di cena, accompagnato dalla fedelissima Michela Gasparutti, e s’è appartato per qualche minuto con il Cavaliere. S’è parlato di politica nazionale, di scontri nel Pdl e poi s’è parlato anche di Friuli. Un via libera su Antonione sindaco di Trieste, ma non alla guida del partito. Ed ecco che a Berlusconi arriva la seconda proposta in poche ore per il cambio di coordinatore: per Tondo, che per alcune settimane non aveva disdegnato l’ipotesi di assumere lui stesso quell’incarico, la persona giusta è il senatore Vanni Lenna, suo fedelissimo, già coordinatore regionale e uomo ombra del governatore nei palazzi romani.

Le voci circolano nel cuore di Roma e arrivano presto all’orecchio di Gottardo, che da mesi aveva costruito l’asse di ferro con il vice coordinatore Roberto Menia per restare in sella, prima che il sottosegretario scegliesse Fini. Ecco che pochi giorni dopo un terzo friulano bussa al portone di palazzo Grazioli. Con una terza versione: «C’è già il problema di Menia che è passato con Fini, non ci sono scontri nel partito, la decisione può essere rinviata». Niente Antonione, niente Lenna. E fra i due litiganti il terzo è Gottardo. Visto anche che il Cavaliere, ormai in campagna elettorale perenne, cerca la formula migliore per rilanciare il partito. Ed è probabile che il nuovo coordinatore passerà attraverso il voto di un parlamentino regionale, dove i big locali avranno modo di tessere alleanze, promettere poltrone, combattere le loro guerre. Uno scenario, questo, che in Friuli Venezia Giulia ha finito per favorire proprio Gottardo. E per portare alla nomina di Sergio Dressi come vice coordinatore al posto di Menia. Figura molto meno ingombrante di Collino per la componente friulana del partito e quindi più gradita al coordinatore pordenonese. Impaurito solo da un’ipotesi: se il governo cadrà, a Trieste l’esodo verso i finiani potrebbe essere più numeroso del previsto. Dressi compreso.

t.cerno@espressoedit.it

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2 Risposte

  1. Io, invece, sono stato sorpreso dal fatto che la notizia sia stata rilanciata su “Il Messaggero Veneto”, di solito la stampa locale è molto attenta a non infastidire chi governa la regione, era così anche durante l’infausto periodo Illyano.
    Dressi, a differenza di Menia che vuole farsi ancor più spazio, è a fine carriera, forse gli hanno promesso qualcosa a cui, evidentemente, non poteva dire No.

  2. Bella immagine, molto calzante, con personaggi in perfetta armonia tra loro!
    Considerazioni artistiche a parte, in tutto questo contesto l’unica mia fonte di sorpresa (non seguendo con grande attenzione le vicende politiche locali) è scoprire che Dressi non sia ancora passato sotto l’egida finiana

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