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Molatura: CGIL vs Fincantieri

LUNEDÌ, 01 NOVEMBRE 2010 – IL PICCOLO

Pagina 4 – Gorizia

IL SEGRETARIO LIVA A FINCANTIERI: PROPOSTE CONCRETE PER EVITARE RISCHI

La Cgil: sulla molatura continueremo a lottare

Fino a quando Fincantieri non presenterà al tavolo azioni concrete per evitare qualsiasi rischio legato al nuovo uso della molatura nel cantiere navale di Monfalcone, il sindacato non abbandonerà la protesta. È la risposta della Cgil provinciale alla posizione assunta dall’ad di Fincantieri Giuseppe Bono. Non è del resto di retroguardia, secondo la Cgil provinciale, la battaglia che Fim, Fiom e Uilm stanno conducendo nel cantiere navale di Monfalcone per ottenere garanzie sull’utilizzo della molatura.

«Monfalcone e il territorio isontino hanno pagato, stanno pagando e pagheranno ancora troppo cara – sottolinea il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva – l’inconsapevolezza, la superficialità, l’irresponsabilità di chi ha sottovalutato la pericolosità di una ”polvere”, quella dell’amianto, nelle lavorazioni navali, per accettare a cuor leggero che gli attuali lavoratori della Fincantieri e delle ditte dell’indotto, in nome della competitività, respirino ancora polveri, in questo caso quelle delle molature sulle sadature». Perchè è di questo che si tratta e, secondo Liva, la direzione di Fincantieri «non può bollare come battaglia irresponsabile e di retroguardia quella che il sindacato, unitariamente, sta sostenendo contro l’intensificazione di un processo di lavorazione che, se svolto nelle condizioni proposte dalla ”sperimentazione”, fino a ieri veniva sanzionato in quanto lesivo per la salute dei lavoratori». Liva ritiene che l’ad di Fincantieri escluda «con troppa leggerezza» rischi o tossicità nelle polveri della molatura. «Quando anche sull’amianto, per 63 anni, la comunità scientifica internazionale è stata contraddittoria – aggiunge Liva – e adesso a pagarne le conseguenze sono i tanti che si sono ammalati, le vedove, gli orfani e i pensionati del cantiere che rifiutano di sottoporsi a visita medica per paura del verdetto».

Se per recuperare i nuovi standard qualitativi richiesti dal mercato è necessario modificare e aumentare le molature sulle saldature, Fincantieri accetti quindi, suggerisce Liva, un confronto con il sindacato. «Non per proporre sperimentazioni e documentazioni – aggiunge -, ma per presentare interventi concreti sull’ambiente che, accompagnati a protezioni individuali, impediscano ai lavoratori di respirare ancora polvere». Fino ad allora «il sindacato, per una questione etica e morale, non potrà abbandonare la protesta, proprio perchè la tutela della salute dei lavoratori è un obbligo». A fianco di lavoratori e sindacati si schiera la segreteria provinciale di Rifondazione. «Crediamo sia grave un clima che, inaugurato dalla vicenda di Pomigliano e confermato dalle dichiarazioni dell’ad di Fincantieri, colpevolizza sempre i lavoratori», afferma il segretario provinciale di Rc Alessandro Saullo. (la.bl.)

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