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FVG, CGIL vs Lega Nord

MARTEDÌ, 30 NOVEMBRE 2010 – IL PICCOLO

Pagina 10 – Regione

WELFARE PADANO SOTTO ACCUSA

«Il bonus assunzioni aiuta solo il 4% dei precari» E la Cgil attacca la Lega

TRIESTE Ci sono almeno 65mila precari in Friuli Venezia Giulia, secondo le stime della Cgil, escludendo lavoro nero (altre 50mila persone) e lavoratori in cassa integrazione o mobilità. Ma solo il 4% beneficia dagli incentivi alle assunzioni. Di qui il duro attacco del sindacato alla Lega Nord: «Sconcertanti e per certi versi deprimenti le dichiarazioni di Danilo Narduzzi sulla necessità di limitare agli italiani gli strumenti per la stabilizzazione dei precari».

Nel mirino del coordinatore regionale Nidil Cgil Gianni Bertossi c’è il capogruppo padano che ha chiesto una modifica del provvedimento sulle stabilizzazioni in modo da prevedere la precedenza per gli italiani. «Dare un lavoro a chi l’ha perso deve essere una priorità – ha spiegato il capogruppo leghista – e dare una risposta per primi ai nostri lavoratori deve essere ancora più pressante. Altrimenti diventerà difficile tenere a bada la rabbia della nostra gente».

Bertossi replica a suon di numeri: «L’area dell’instabilità occupazionale in questa regione riguarda almeno 65mila persone, escludendo dal calcolo il lavoro nero (almeno 50mila posizioni) e i lavoratori in cassa integrazione o mobilità. A fronte di questa enorme platea, gli incentivi alle assunzioni previsti dalle leggi regionali 18/2005 e 11/2003 hanno riguardato, a partire dal primo trimestre 2009, 2.855 persone. Ciò significa che la strumentazione legislativa incide per il 4% sulla precarietà occupazionale».

Lo strumento «è senz’altro utile» ma «riesce a dare risposte solo a una ristretta minoranza di precari. Noi ci aspetteremmo che la politica si interrogasse sull’efficacia degli strumenti di cui si dota – prosegue la Nidil Cgil -, su quante persone coinvolge, su come sia composta la platea di possibili interessati, sui mutamenti del tessuto produttivo e la crescente precarizzazione del lavoro ad essi legata. Ci pare invece un grave errore coltivare l’egoismo e lo scontro sociale tra i cittadini del Friuli Venezia Giulia e chi proviene da altri Stati o addirittura da altre regioni. Un errore perché la grande maggioranza delle persone rimane già ora senza aiuto e la risoluzione di questo problema epocale non può prescindere dalla capacità di lettura articolata e attenta delle dinamiche reali della produzione e del mondo del lavoro».

E ancora, conclude Bertossi, «i precari non si aiutano fomentando le discriminazioni tra italiani e immigrati in materia di welfare e mercato del lavoro. Piuttosto che alimentare la rabbia e la conflittualità sociale – tra italiani e immigrati, o tra lavoratori ”tutelati” e precari – con l’unico obiettivo di aumentare il proprio consenso elettorale, compito della politica sarebbe quello di impegnarsi per risolvere concretamente i problemi delle persone. Altrimenti non si fa che alimentare la loro sfiducia nei confronti delle istituzioni. Questo dovrebbe essere il limite da ristabilire nella politica, in un Paese in cui di limiti sembrano ormai esserne saltati fin troppi». (m.b.)

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