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L’Italia non è un paese per giovani

01.12.2010

http://www.infoaut.org

Italia: tutto il Parlamento contro i giovani!

saperi

Ribaltando il titolo dell’opera dei fratelli Coen, questo paese, l’Italia, si dimostra e conferma un paese non per giovani… Solo l’ultimo segno di questa avida tendenza è stata la giornata di ieri, con le piazze strapiene di studenti e studentesse contro la riforma Gelmini e il Parlamento barricato per impedire ogni spazio di  relazione, agibilità e presa di parola!

Segno di tempi, segno della terribile paura che un classe politica come quella nostrana ripone in avversione ad una generazione che rivendica presente e futuro, che pretende tutto quello che oggi viene negato! Esplicativo quanto assistito e/o vissuto a Roma nella giornata clou per l’approvazione della riforma dell’università: piazza Montecitorio asserragliata e protetta militarmente da polizia e carabinieri, vietata agli studenti! L’ennesima zona rossa creata dai piani alti dei palazzi, l’ennesima zona rossa sintesi del reale: che i giovani insubordinati e indisciplinati lascino in pace i vecchi e privilegiati parlamentari! che si occupino di altro (…) invece di pretende spazi di decisione collettiva e orizzontale! che pensino a come mettere a disposizione la loro forza-lavoro piuttosto che impicciarsi delle sorti di un paese che non deve essere trasformato…!

La necessità del cambiamento, della trasformazione è il primo elemento soggettivo che si deve (ancora!) far emergere dalle strade e piazze, dalle stazioni e autostrade bloccate. Per analizzarlo e comprenderlo, per usarlo come attori soggettivi dentro una crisi sistemica nella quale proporsi di cambiare i rapporti di forza di un paese stantio e fermo. Senza pensare all’Onda non si può comprendere questa Onda tardoautunnale, come puntualmente è stato definito da Il Manifesto il sommovimento nelle università in rivoltà. Senza pensare all’Onda non è possibile comprendere ed interagire con soggettività più mature politicamente, cresciute in quasi 3 anni di lotte intorno al nodo della formazione. Il movimento studentesco nelle strade è l’immediato e obbligato riferimento che è necessario fare per discorrere di giovani, in quanto aggregato giovanile di massa attivamente impegnato a costruire conflitto in questo paese, a cambiarlo!

L’altra faccia della medaglia è un Parlamento impegnato nella stessa battaglia, al di là di ogni tonalità politica, che unisce la sinistra in macerie come la destra in affanno. Non basta mostrarsi comprensivi delle proteste promettendo emendamenti (Fini), non basta salire sui tetti delle università perchè la campagna elettorale sembra alle porte (Bersani e Vendola), non basta definire chi in piazza studenti e non terroristi (Casini). Il gap gigantesco che si è creato tra il corpo sociale di un paese che paga i costi della crisi, specie i giovani che si vedono negati la possibilità di futuro, e il nugolo parlamentare, estraneo alla società nella quale è rappresentante dei poteri forti e dei rapporti di potere, è quantomai evidente! Certo la battaglia vede i giovani come protagonisti, come soggettività in rivolta ad un esistente misero e bloccato, ma interessa e chiama in causa tutti, ne va del nostro paese…!

Gridare “que se vayan todos” oggi significa farsi interpreti di un sentire generale e generalizzato nell’Italietta del Berlusconi in crisi e del Partito Democratico allo sfacello, del Marchionne propulsore del modello Pomigliano in ogniddove ma anche degli eroi di carta che impazzano su giornali e tv, predestinati alla naturale evoluzione dei miti, l’annicchilimento. Quindi i livelli s’intersecano e relazionano, l’agitazione giovanile contro il ddl Gelmini si sviluppa e riempe con la costruzione politica di discorso e pratiche d’opposizione sociale, passando per l’emersione della conflittualità sociale presente nei territori, per la pretesa di uno sciopero generale e generalizzato in grado di buttare innanzitutto giù il governo Berlusconi e le sue riforme…!

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