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L’Europa e la crisi dell’auto

L’Europa e la crisi dell’auto

Forse è giunto il momento di coinvolgere la Commissione Europea per guidare il necessario processo di ristrutturazione del settore
delle automotive, in particolare quello dell’auto.
L’Europa dovrebbe assumere un ruolo di guida del necessario processo di ristrutturazione del settore, sulla base delle competenze, delle economie di scala, e dell’orizzonte che l’Europa assegna alla green economy. Quindi l’assunzione di un progetto industriale di settore.
Tra l’altro, l’intervento della Commissione permetterebbe di uscire dalle logiche locali, statali e fiscali, consegnando il progetto auto alla politica industriale europea, evitando di mettere in competizione le diverse società automobilistiche sulla base dei diritti dei lavoratori e delle remunerazioni.
L’esperienza non è originale. Per chi ha memoria si ricorda il percorso di ristrutturazione del settore aerospaziale europeo iniziato nel 1994 e conclusosi all’inizio del 2001.

Ora l’industria aerospaziale europea è un player internazionale e punta avanzata dell’industria h-t europea. Sostanzialmente l’intervento europeo ha permesso di guidare questo processo sulla base delle competenze.
L’Europa per una volta potrebbe assumere un ruolo almeno pari a quello avuto nell’esperienza dell’industria aerospaziale. A quel punto Marchionne sarebbe costretto a misurarsi con il mercato e non sui profili dei contratti e delle agevolazioni fiscali.


Diciamoci onestamente che la Fiat non è competitiva; non per il costo variabile, ma in ragione degli alti costi fissi e le minori economie di scala, tra l’altro alimentati dalla crescente dispersione produttiva che non ha pari con altre società automobilistiche europee.
Se compariamo la Fiat con le principali società del settore a livello europeo si percepisce che la Fiat non è un player adeguato del mercato.

E poiché esiste un processo di sovrapproduzione mondiale, non è fuori luogo pensare che qualche “debole” debba sparire o trovare un acquirente.
La crisi del settore è l’effetto di un graduale processo di ridimensionamento del comparto nell’ambito della produzione industriale complessiva.
Occorre un progetto all’altezza. A grandi linee si profilano due mercati di riferimento: la produzione di vetture di nuova generazione a basso consumo ed impatto ambientale per i mercati dei paesi ricchi; la produzione di vetture a basso costo per i mercati a ridotto tasso di motorizzazione.
Quindi la ristrutturazione del settore in termini di dimensione di scala e di tipologia di prodotto è ineluttabile.
Perciò l’Europa dovrebbe assumersi il compito di guidare il processo di riconversione.
Roberto Romano

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