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OCSE: in Italia crescono TASSE E DISOCCUPAZIONE

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha reso noto in questi giorni i dati relativi alle tasse: sbugiardando le falsità e le promesse di Berlusconi & company, il peso delle tasse in Italia cresce.

Andando contro corrente rispetto alla maggior parte dei Paesi industrializzati, il nostro Paese ha visto aumentare, dal 2008 al 2009 la pressione fiscale.
Quindi l’Italia avanza di una posizione e con il 43,5% si mette al terzo posto, dopo la Danimarca e la Svezia, Paesi che tradizionalmente
associano ad una percentuale di tasse e di contributi ragguardevole un welfare esteso e di qualità.
Per via della recessione, nel 2009 le entrate delle tasse e la conseguente pressione fiscale sono calate nei paesi dell’Ocse ai livelli medi
piu’ bassi dall’inizio degli anni novanta.
Va peraltro sottolineato come il calcolo del Prodotto Interno Lordo – in tutta Europa – venga fatto tenendo conto dell’economia
sommersa (in Italia si stima sia pari al 17 per cento del PIL ovvero 250 miliardi di euro annui, molto al di sopra dei dati presunti per
Danimarca e Svezia) e che “scorporando” questo dato dal calcolo, il nostro Paese è primo nella classifica reale delle tasse pagate.
La media dei 33 Paesi Ocse dice che la pressione fiscale e’ al 33,7%; nel Revenue Statistics 2010 si evidenzia come in quasi la meta’
dei paesi Ocse la pressione fiscale sia scesa per due anni di seguito: in Canada, Francia, Islanda, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia e
Regno Unito, invece, la discesa delle tasse rispetto al Pil va avanti da tre anni. In termini percentuali la riduzione piu’ forte della pressione
fiscale fra il 2007 e il 2009 si e’ avuta in Spagna (dal 37,3 al 30,7% del Pil), Islanda (dal 40,6 al 34,1%) e Cile (dal 24 al 18,2%).
Nel 2009 il fisco ha incassato di piu’ rispetto all’anno precedente solo in Lussemburgo, Svizzera e Turchia.
Dall’analisi storica dell’Ocse, emerge anche la tendenza alla graduale riduzione del peso del fisco assorbito dal governo centrale (-2%
del totale nel solo 2009) a favore di contributi sociali e governi locali.
Un capitolo a parte del Revenue Statistics e’ dedicato alle “tasse verdi”, ovvero quelle legate alla riduzione delle emissioni inquinanti,
il cui peso rispetto al Pil e’ oggi minore rispetto a 20 anni fa.

La maggior parte di questo tipo di entrate, osserva l’Ocse, e’ ancora legato alla tassazione del trasporto su strada.
Dall’analisi fatta dall’Ocse emerge però un altro dato preoccupante e che riguarda i giovani.
Il nostro Paese è alla penultima posizione, sempre tra i Paesi dell’area Ocse, per l’occupazione giovanile: risulta occupato solamente
il 21,7 per cento dei giovani tra 15 e 24 anni, rispetto al 35,8 per cento tra 19 paesi dell’Unione europea e rispetto al 40,2 per
cento della media Ocse. Peggio di noi stà solamente l’Ungheria ( 18,1%).

L’Istat ha reso noto proprio all’inizio di questa settimana, che la disoccupazione in Italia ha raggiunto il picco massimo dal 2004, indicando il 24,7 per cento, quindi ancora maggiore di quello indicato dall’Ocse.
Se si considerano solo i giovani, praticamente uno su quattro non trova lavoro, con un tasso di disoccupazione al Sud che raggiunge il 35,2 %, dato che diventa il 36% quando si parla delle ragazze meridionali.
Tra gli occupati (22 milioni secondo l’Istat) aumenta la quota dei lavoratori part-time “involontario”, cioè chi non ha trovato di
meglio. Infine gli inattivi, cioè coloro che non  hanno un lavoro, ma ormai non lo cercano più: il tasso è risalito al 38,6 % che diventa
50% al Sud e 64% tra le donne del Sud.
“Occupazione, lavoro e fisco”: di questo ha discusso l’ultimo direttivo nazionale della CGIL che ha deciso una mobilitazione per il
nuovo anno.
Una mobilitazione decisa per contrastare le scelte del Governo, in un contesto che, come dimostrano i dati dell’Istat sull’occupazione
non migliorerà nel 2011. Una serie di iniziative di protesta prenderanno il via da gennaio su tutti i territori con marce del lavoro che
ripropongano il tema dell’occupazione come punto fondamentale. Le iniziative di mobilitazione che vedranno impegnata la Confederazione nel 2011 verrà rimessa al centro anche la questione del fisco.
Le cifre “confermano quello che la CGIL dice da tempo – dice Danilo Barbi, segretario confederale CGIL – e cioè che la pressione fiscale,
per chi il fisco lo paga, sta crescendo mentre l`evasione fiscale rimane patologica, pari a 120 miliardi di euro. Intanto la pressione aumenta, attraverso il fiscal drag, sui salari e sulle pensioni”. Secondo Barbi “occorre ridurre il prelievo fiscale sui lavoratori e sui pensionati, e sulle imprese che investono, aumentandolo sulle rendite finanziarie (oggi in Italia il più basso dei 27 paesi dell`euro) e introducendo una patrimoniale come quella francese sopra gli 800mila euro. Mi sembra veramente difficile – conclude – che l`attuale Governo voglia fare questa vera riforma fiscale”.

Antonio Morandi

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