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Ma su chi possiamo contare?

Fassino: “Da operaio Fiat voterei sì al referendum”

Il più grande partito di ‘sinistra’ appoggia Marchionne ed il modello americano (ma con i limiti ‘italiani’).

Su chi potranno contare i nuovi ‘paria‘ della Repubblica Italiana?

Questo non è un anno finito bene.

C’è stato un autunno promettente, questo sì. Ho assistito ad una mobilitazione nazionale come da parecchi anni non se ne vedevano, con focolai di resistenza che continuano tutt’ora (es: pastori sardi a Roma). L’attuale Governo, ma soprattutto il premier (che orami è risaputo, io detesto con tutte le mie forze), sembrava stessero per cadere, per i motivi che tutti sappiamo.

Ma cosa ha portato tutto questo?

Alle solite sconfitte. Al limite a qualche pareggio in alcune realtà locali; perchè per me, ottenere pochi mesi di ammortizzatori sociali senza prospettive è un pareggio, non una vittoria. Alla fin fine:

  1. Gli studenti si mobilitano, vengono accolti sul Colle, ma la legge Gelmini passa comunque,
  2. I precari si mobilitano, ma non ottengono niente, se non diventare un argomento scontato,
  3. La Fiom si mobilità, ma Marchionne fa firmare comunque quello che vuole.
  4. Il nucleare non piace a nessuno, ma zitto zitto avanza in sordina,
  5. Berlusconi sta sempre là a sparare c….te e a pensare alla riforma della giustizia.
  6. La lista sarebbe ancora lunga da completare, ma mi fermo qui….

Berlusconi a dire il vero lo ritengo un problema se non superato, poco ci manca, ma solo per una questione biologica. Oramai ha 74 anni, ed in galera non ci finirà mai. Comunque, qualsiasi cosa succeda, è arrivato al tramonto della sua vita facendo sempre, ed ottenendo sempre quello che lui voleva. Si può anche riuscire a processare e condannare un ultra-ottantenne  però alla fine risulterebbe che, in Italia, il suo modo di fare e di essere è vincente. Dura e triste realtà.

Dalle recenti ansa ho appreso che è stato appena firmato un accordo separato alla Fiat.

Fassino sosteneva che l’accordo si doveva firmare, e con lui tutto il PD, a parte Vendola che però ha ricevuto critiche da tutto il partito.

D’altro canto, la stessa confindustria è stata critica nei confronti di Marchionne; quindi, in questo momento, abbiamo la Confindustria più vicina ai diritti dei lavoratori di quanto lo sia il PD; un partito di sinistra, erede del PCI, un partito che storicamente dovrebbe puntare alla giustizia sociale, alla politica del dare e del migliorare (i diritti, non il pil): a questo siamo ridotti.

A me sembra di assistere in diretta alla formazione di una nuova classe sociale in Italia; dei nuovi paria, formati da eterni precari, disoccupati, cassa-integrati a tempo indeterminato, studenti in una scuola fuori dalla realtà, eterni extra-comunitari con figli e nipoti italiani.

Una classe senza futuro, costantemente assillata dal problema del mutuo  o la spesa da pagare, una classe di eterni principianti, sempre neo-assunti anche ad un anno dalla pensione ( che forse arriverà minima a 70 anni).

Una classe di nevrotici, abituata ad essere controllata durante le necessità fisiologiche; costretta a somatizzare tutto, se no non verrà mai richiamata, perchè le voci girano….

Questa classe sta diventando sempre più numerosa. Come ho già detto all’inizio, ci sono state parecchie mobilitazioni quest’anno, eppure…

Eppure non riescono a cambiare le cose, ad avere impatto, ad ottenere p0tere. Come ci fosse una sorta di barriera, forse invisibile, che sembra separare quelli che oramai sono due mondi e/o dimensioni (nel senso fantasy del termine) separati a tutti gli effetti.

Uno dei due mondi riesce ad influenzare le vite dell’altro, ma non viceversa.

Questa barriera non c’è sempre stata. Non così forte almeno. Le mobilitazioni di massa negli anni 60′, 70′ potevano influenzare i parlamenti ed i governi. Questo forse perchè c’erano dei ponti di comunicazione, c’era una ampia fetta di parlamento pronta a recepire i messaggi e le esigenze di chi stava ‘fuori’.

Avevano qualcuno su cui poter contare, o appoggiarsi.

Ma adesso noi, nuovi paria su chi possiamo contare?

Ce l’avremo mai un po’ di potere?

 

 

 

 

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3 Risposte

  1. Condivido post e commenti.
    Rispetto la lotta c’è da dire che anche quando non è vincente, cosa che capita spesso dentro ad un sistema capitalista come il nostro, se però è vera e partecipata in ogni caso sposta in alto l’asticella del confronto. Lottare, quindi, serve sempre, anche se non si raggiungono tutti gli obiettivi, basti pensare che senza lotta le conseguenze negative che la stessa ha combattuto sarebbero ben più dannose. Poi per esperienza vissuta posso dire che le lotte sedimentano e trovano sempre un terreno di cultura per rispuntare fuori.
    La solitudine operaia è ormai ad un limite profondo, ma occorre dare senso al malessere diffuso. Ma qui sta il guaio, in questi anni ci hanno tolto non solo il salario, i diritti, ma prima di tutto le parole, il senso delle stesse, senza una lotta che ripristini questo senso sarà difficile uscire da questo mare di m..da.

  2. Bellìarticolo sono d’accordo con te ma ormai è chiaro che questa società non cambierà con sistemi democratici ma solo con una rivoluzione mentale, culturale e fisica.
    Abbiamo l’obbligo di crederci e appoggiare tutte le forze,anche extraparlamentari che ci propongono una società diversa basata sul rispetto e la democrazia.

  3. Caro Albatro, nonostante i piccoli passi verso la democrazia recentemente pubblicati, trovo la tua analisi lucida e veritiera in maniera sconfortante.
    Penso che, comunque, non si deva mollare mai: non è affatto detto che si ottengano delle vittorie, ma non dimentichiamo che tutto può sempre peggiorare ulteriormente

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