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FIAT, FIOM isontina:”Imprescindibile il rispetto del parere dei lavoratori”.

VENERDÌ, 31 DICEMBRE 2010 – IL PICCOLO

Pagina 6 – Gorizia

Casotto: «Le regole vanno rispettate»

Il segretario provinciale Fiom-Cgil condanna l’accordo Fiat per Pomigliano

L’accordo siglato tra Fim e Uilm con la Fiat sullo stabilimento di Pomigliano d’Arco che ha segnato la fuoriuscita della Fiom ha proposto la riflessione anche nel territorio monfalconese. Ci si interroga, infatti, sui cambiamenti e sui nuovi scenari che, sulla scorta dell’esito di questa trattativa, possono aprirsi in fatto di relazioni tra sindacati e le imprese, chiamati in questo periodo di crisi economica a confrontarsi sul futuro. Riflessioni, peraltro, riproposte anche dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, che proprio ieri ha ribadito l’imperativo categorico ponendo sul tappeto la salvezza della grande industria italiana: «Serve più competitività per battere la concorrenza straniera». Ma gli interrogativi sono anche altri: se il ”caso Pomigliano” possa in qualche modo rappresentare una sorta di ”precedente” trasferibile ad altre realtà produttive.

Dalla Fiom, il segretario provinciale Thomas Casotto, osserva: «La posizione del sindacato resta quella della discussione aperta e scevra da preconcetti. La Fiom pone una semplice osservazione: il piano industriale della Fiat non è affatto chiaro. Dei 20 miliardi di investimento di cui si parla, ne sono stati spesi 1,8. Il resto è nebbia». «Quanto alla questione di Pomigliano d’Arco – aggiunge Casotto -, frutto di deroghe contrattuali e di accordi separati, il ragionamento è che se vi sono percorsi alternativi da compiere, si compiano, bisogna però stabilire le regole dalle quali partire». Casotto si sofferma quindi sulle relazioni sindacali: «Se Fim e Uilm vogliono cambiare le regole, vengano in assemblea e si confrontino. Riteniamo imprescindibile il rispetto del parere dei lavoratori e il valore dello strumento referendario, che peraltro non dev’essere deciso dall’azienda».

Casotto pone poi un parallelo: «L’ad di Fincantieri, Bono, parla di rilancio produttivo. Siamo d’accordo. Ma se non c’è efficienza, non si può imputarne la colpa ai lavoratori, bensì all’organizzazione aziendale. Non si possono spartire gli obiettivi, ma scaricare l’istanza di efficienza interamente sulle maestranze». Fiat potrebbe ”fare scuola” anche sul nostro territorio? «Il rischio c’è – continua Casotto – e, se ciò accadesse, faremo in modo di contrastarlo. Significa tornare agli anni Cinquanta. Fincantieri potrebbe avere interesse a copiare la Fiat, ma noi non staremmo a guardare».

Di diverso avviso è, invece, il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan: «L’accordo di Pomigliano d’Arco si basa sulla salvaguardia della produzione evitando di regalare un marchio italiano, quello della Fiat, all’estero. Il modello legato alla produttività fa già parte delle trattative sindacali, avendo sottoscritto ovunque accordi che alla redditività di base affiancano i premi di produzione. Il problema di fondo è piuttosto il quadro economico che da due anni a questa parte continua a soffrire dello stato di crisi e che neppure nel 2011 registrerà miglioramenti». «Questa difficile situazione – prosegue Furlan – impone una revisione dei rapporti con le imprese e del modo stesso di fare sindacato salvaguardando i lavoratori ma anche le aziende. In altre parole, siamo chiamati a fare sinergia con i datori di lavoro e a cambiare le scelte sindacali. Al Governo quindi chiediamo strumenti per favorire lo sviluppo e misure come ad esempio la detassazione dei salari. È una questione di responsabilità, che non significa mortificare i diritti delle maestranze, ma fare gli interessi del nostro Paese». Furlan quindi osserva, a proposito di efficienza: «Sul recupero di produttività non abbiamo mai rifiutato il confronto. Sta nell’intelligenza di tutte le parti affrontare seriamente la questione».

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Una Risposta

  1. Dall’articolo si evince che per la fiom, la competitività non va scaricata e imputata solo ai lavoratori, perciò aspettiamoci un inverno caldo.
    Dall’altra parte si capisce invece la posizione della Uilm, dove intende discutere e condividere attraverso sacrifici il rilancio delle imprese italiane. Mi pare chiaro che la seconda proposta non sta in piedi, in quanto si cerca di scaricare colpe ed efficienze solo sui lavoratori, mentre, quando si discuteva di profitti, le aziende erano disposte a dividere solo le briciole.
    Non possiamo decidere che i profitti interessino pochi e le difficoltà o i debiti interessino la collettività, nel rischio d’impresa ci stà che in momenti di difficoltà ci siano delle perdite, compensati da periodi di vacche grasse.
    Secondo il mio modesto parere, queste problematiche si risolvono solamente con la gestione collettiva dello stato e delle fabbriche, mi riferisco ad un sistema premiante, dove si riconoscono le qualità delle persone e non il loro portafoglio.

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