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Adro, il sindaco non ha rimosso i simboli della Lega dalla scuola

Il primo cittadino era stato obbligato da un’ordinanza del tribunale di Brescia rimasta però disattesa

E adesso la Cgil lo ha denunciato per “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”

di PAOLO BERIZZI, La Repubblica

ADRO – Il sole indelebile delle Alpi. Se fosse una barzelletta si intitolerebbe così. E invece è l’ultima beffa di Adro e della ormai stranota vicenda della scuola con i simboli padani (che sono ancora lì). Beffa finita, anche questa, tra carte bollate e tribunali. Vi ricordate la sentenza con cui il 26 novembre il giudice del tribunale di Brescia obbligava il creativo sindaco leghista di Adro, Oscar Lancini, a rimuovere a spese del Comune i 700 soli delle Alpi che arredano l’istituto intitolato a Gianfranco Miglio? Nonostante l’ordinanza del giudice – nella quale si accertava la natura discriminatoria del comportamento del Comune, reo di avere imposto un simbolo politico alla vista di studenti e insegnanti – il primo cittadino di Adro non ha mai provveduto a togliere i soli delle Alpi. Che infatti, dopo quattro mesi di polemiche, pronunciamenti, tira e molla, sono ancora al loro posto.

La Cgil bresciana ha così deciso di denunciare Lancini per “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. Dopo l’ordinanza, in effetti, il sindaco del Carroccio ha preso tempo continuando a difendere la sua scelta di ornare la scuola col simbolo padano. Né si è adoperato per adempiere agli altri due obblighi stabiliti dal tribunale: esporre la bandiere italiana e europea e far pubblicare la sentenza del tribunale sui maggiori quotidiani italiani. L’11 dicembre la Cgil aveva sollecitato Lancini con due lettere. Ma lui ha tirato dritto. Come del resto aveva fatto di fronte agli interventi prima del direttore regionale agli studi e poi del ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini. Impassibile, Lancini il 24 dicembre ha replicato alla denuncia della Cgil con un ricorso: “Il sole delle Alpi non è un simbolo politico ma della tradizione padana”, sostiene. Il 26 gennaio l’udienza in aula.

 

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