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Guardiamo davanti al nostro naso…

…e non necessariamente oltre.

No, non voglio istigare all’ottusità, è solo un punto di partenza.

Però vorrei che, in questi mesi di difficili lotte, di cassa integrazione, di non lavoro, di voci inascoltate che cercano di farsi sentire non finissimo per diventare sordi, in mezzo al frastuono, alla voce di chi è vicino a noi.

Le relazioni umane sono variegate, molteplici e complesse, ma per riuscire a comprenderle e districarle da qualche parte bisogna pur cominciare.

Attenzione, senza questo tipo di comprensione non può esistere società, nè un bene comune, nè tantomeno lotta di classe, perchè affinchè esista una “classe” che lotti assieme è conditio sine qua non l’appartenenza ed è chiaro che non si può appartenere a ciò che non si conosce.

Non basta trovare un territorio comune:  fondamentale, forse ancora di più, scoprire le differenze, comprenderle, accettarle e tributare ad esse rispetto. Sono l’unico elemento che ci permette di confrontarci ed evolverci.

Guai a dare tutto per scontato, guai a fornirsi un modello, uno schema predefinito in cui inquadrare gli altri: questo si chiama diventare, oltre che sordi, anche ciechi…e quanto solo si può sentire chi è sia sordo che cieco?  E quanto solo si può sentire chi, nella vita, gli passa accanto?

Quando abbiamo di fronte un individuo, non scordiamo mai che costui è, prima che collega, amico, conoscente, parente, egli è persona.

Ed imponiamoci sempre l’enorme fatica di guardare ad ascoltare questa persona con occhi ed orecchie spalancati.

Credo, per spiegare l’incipit di questo articolo, che più la persona ci è vicina maggiore sia la fatica.

Ma da dove cominciare a districare la matassa delle umane relazioni se non da quelle che ci vedono più intimamente protagonisti?

Da lì comincia tutto.

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