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PRECARI La Cgil: “Con 100 mila assunzioni lo Stato risparmierebbe 500 milioni”

La Repubblica, 19 gennaio 2011

http://www.repubblica.it/scuola/2011/01/19/news/class_action-11401337/?ref=HREC2-5

Questo articolo, da leggere con attenzione, dimostra come la migliore via per ottenere il risparmio non è rappresentata dai tagli, ma dall’uso dell’intelligenza. Qualità non tanto comune, sembra.

I calcoli del sindacato sui costi del meccanismo delle graduatorie dei supplenti e sui posti che si renderanno presto disponibili. Quasi 20 mila persone hanno aderito alla class action promossa dal Codacons

di SALVO INTRAVAIA

Per ottenere una cattedra fissa i precari della scuola si rivolgono al giudice e la Cgil fa sapere che lo Stato addirittura se ne avvantaggerebbe. Basterebbe infatti assumere definitivamente 100 mila precari della scuola per risparmiare in tre anni 500 milioni di euro. Sì, esattamente mezzo miliardo. Secondo la Flc Cgil, per mantenere in piedi il complesso meccanismo delle graduatorie dei supplenti, che sfornano annualmente migliaia di docenti itineranti, lo Stato spende più di quanto spenderebbe se gli stessi venissero stabilizzati.

Per questo motivo il sindacato lancia l'”Operazione 100 mila”, attraverso la quale chiede al governo di assumere a tempo indeterminato 60 mila docenti e 40 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) nel prossimo triennio. Intanto, corre velocemente verso quota 20 mila il numero di precari della scuola che stanno aderendo alla class action promossa dal Codacons contro il ministero dell’Istruzione, per chiedere la trasformazione a tempo indeterminato del contratto a tempo determinato svolto per anni.

La tesi del sindacato di via Serra sui risparmi in caso di stabilizzazione dei precari, al momento, non è stata oggetto di nessuna smentita da parte di viale Trastevere. Segno che nei conteggi effettuati dalla Cgil c’è qualcosa di vero. “Il ministro Gelmini ha sempre giustificato la politica fin qui praticata dal governo adducendo motivi di incompatibilità economica e di risparmio… ma è davvero un risparmio per lo Stato nominare personale a tempo determinato fino al

30 giugno?”, si chiede provocatoriamente la Flc Cgil. “La risposata è no: lo Stato risparmierebbe nel caso contrario”. E spiega perché.

Per un supplente fino al termine delle lezioni (il 30 giugno), e in Italia ce ne sono circa 100 mila l’anno, lo Stato sborsa più di quanto spende per un supplente annuale, con incarico fino al 31 agosto. Nel primo caso, tra stipendio, ferie, Tfr e indennità di disoccupazione, si assommano oltre 30 mila euro lordi; nel secondo caso 29 mila e 500. “Nei prossimi tre anni – chiarisce il sindacato – andranno in pensione all’incirca 70 mila docenti con una fascia retributiva media di 28/35 anni”, con un costo che “si aggira sui tre miliardi circa”. “Se al loro posto fossero assunti un corrispondente numero di docenti con relativa ricostruzione di carriera – conclude –  il costo sarebbe di due miliardi e mezzo con un risparmio comunque per lo Stato di 500 milioni di euro”.

Ma è davvero possibile assumere 100 precari in tre anni? I calcoli effettuati dalla Cgil sono semplici. Tra posti vacanti e pensionamenti, il primo settembre prossimo, saranno disponibili 61 mila cattedre. Mentre saranno oltre 38 mila i posti di bidello, assistente amministrativo e tecnico di laboratorio, senza un titolare. In totale: quasi 100 mila unità. Le ricadute di una siffatta stabilizzazione sono evidenti: organici più stabili e maggiore continuità didattica per gli alunni. Ma non solo. Le scuole potrebbero finalmente sfruttare la leva dell’autonomia, finora rimasta sulla carta.

Ma i precari, per farsi assumere, percorrono anche la via che porta davanti al giudice. Lo scorso 24 novembre è entrata in vigore la legge sui lavori usuranti che, tra le tante, contiene anche una norma “contra personam”. Cioè contro i precari, compresi quelli della scuola. L’articolo 32 della legge prevede due cose: che il lavoratore che intende impugnare il contratto a tempo determinato deve farlo entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge in questione, entro il 22 gennaio prossimo, e che “nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità”, che per i precari della scuola scende a sei sole mensilità.

E’ la direttiva comunitaria 1999/70/CE che impone agli Stati membri di “introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l’abuso nella successione di contratti di lavoro a tempo determinato”, spiegano dal Codacons. Ma in Italia è in vigore una norma che condanna i supplenti della scuola a una precarietà sine die. Anche se la Cassazione ha recentemente stabilito che “il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato”.

Nell’ultimo anno, sfruttando il combinato di tutte le norme vigenti nel nostro Paese, sono diversi i supplenti che hanno ottenuto dai giudici un congruo risarcimento danni e, addirittura, lo scorso mese di novembre il tribunale di Siena “si è spinto – afferma il Codacons – a decretare la trasformazione automatica di un contratto di una docente che per ben sei volte era stata assunta a inizio anno e poi licenziata alla fine delle lezioni, da contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato”. Ma pochi giorni dopo arriva la legge “contro i precari”, che non devono far trascorre il prossimo 22 gennaio per riservarsi la possibilità di ottenere risarcimento e assunzione forzosa.

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