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Una possibilità persa

I lavoratori nel passato hanno sempre dato il proprio contributo allo sviluppo di questo paese, non possiamo dimenticarci che nei primi anni novanta abbiamo subito la revoca della scala mobile, dove in un solo attimo ci hanno tolto il meccanismo della rivalutazione del potere d’acquisto, in quel momento ci hanno detto che l’operazione era necessaria per riconquistare la competitività.

Ci hanno costretto nel 96 ad una riforma pensionistica per abbassare il costo del lavoro e liberare risorse per i giovani per un futuro migliore e sereno, oggi assistiamo impotenti al sistematico annientamento di tutti i diritti e le prospettive dei nostri figli.

Ci hanno detto che le pensioni si dovevano adeguare al resto dell’Europa e hanno alzato il limite di età delle donne che nel pubblico impiego oggi vengono parificate all’uomo, dimenticandosi che in Italia il ruolo delle donne è anche fatto di assistenza alla famiglia, gli anziani e i figli che per mancanza di strutture vengono accuditi dalle donne, esse hanno un ruolo nella società di fondamentale importanza, che lo stato non riconosce anzi cerca di penalizzare.

Ci hanno costretto ad un lungo periodo di cassa integrazione, a 800 euro, una crisi causata dalle speculazioni finanziarie che le banche e i potentati hanno voluto per ingordigia di un arricchimento facile e rapido.

Ci hanno detto che la competitività passa attraverso il sacrificio quotidiano delle lavoratrici e lavoratori, costretti oggi a disagi indescrivibili nelle quotidiane operazioni in fabbrica, l’accordo appena firmato a Mirafiori è tutto questo, ci hanno messo di fronte ad una scelta assurda, se vuoi continuare a sopravvivere accetta altrimenti sei senza lavoro.

In poche parole ci stanno dicendo che la crisi, causata da loro, la dobbiamo subire noi e che le condizioni di un rilancio e una crescita della competitività, passa attraverso l’annullamento dei diritti individuali e collettivi.

Oggi con quest’atto, si è eliminata la costituzione dalle fabbriche, la competitività passa attraverso l’eliminazione di conquiste fatte dal 48 ad oggi, diritti sacrosanti ottenuti con lotte e sacrifici, la complicità di alcuni sindacati di comodo come fim e uilm, hanno permesso tutto questo.

In un momento così difficile, dove la politica latita, dove gli attori che la compongono stanno in silenzio e dimostrano un disinteresse disarmante, qualcuno di loro di destra ma anche di sinistra, ci spiega come stare in fabbrica, come affrontare questi momenti, e con la sicurezza di compensi decine di volte superiori alle nostre paghe, ci chiedono un sacrificio, minimizzando l’impatto delle pause sulle catene di montaggio e dicendo che loro sono favorevoli all’accordo per il futuro dei giovani e della nazione.

Oggi deve essere un punto di partenza che ci consente di riaffermare la democrazia sui posti di lavoro, un momento di riflessione e rivendicazione, nei confronti di tutti, ripristinare i diritti fondamentali che distinguono un paese civile da una dittatura, è un compito che spetta a noi attraverso le rivendicazioni, politiche e sociali.

Chiediamo alla politica di ascoltare la piazza di incontrare il sindacato, la FIOM e la CGIL devono essere uniti in una rivendicazione, di diritti e rispetto, che passino attraverso una legge di rappresentanza, al riconoscimento del ruolo delle RSU, nelle fabbriche e nella società, per dare voce alle lavoratrici e lavoratori, farci decidere sul futuro e sulle condizioni lavorative.

Il referendum non è uno strumento che può servire solo in determinati momenti, dove se a chiederlo sono i padroni, o i compiacenti  sindacati, pronti a firmare qualsivoglia accordo, pur di apparire per ritagliarsi un ruolo che non hanno, ha valore, ma se a chiederlo siamo noi esso va boicottato e non ha valore.

La democrazia passa attraverso la responsabilità delle scelte, il risultato di Mirafiori premia il coraggio dei lavoratori che in catena di montaggio hanno detto di no, risultato ribaltato dagli impiegati che non subiscono l’accordo un’assurdità che va rifiutata.

Io penso che sia giusto e responsabile rimanere a disposizione dei lavoratori, non possiamo permetterci di abbandonarli, credo che la battaglia sia fatta di presenza costante risolvendo i problemi quotidiani delle lavoratrici e lavoratori di Mirafiori, appoggiandoli nel operare quotidiano rafforzando la coscienza di classe che si è creata.

Chiediamo con forza delle leggi per governare democraticamente i diritti costituzionali anche nei luoghi di lavoro, chiediamo di dare una rappresentanza ai lavoratori, chiediamo alla politica di fare il ruolo per qui vengono votati, legiferare e rappresentare le necessità quotidiane delle lavoratrici e lavoratori vera ricchezza di questo paese.

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3 Risposte

  1. @Alessandro Lanteri, rispetto la tua posizione, ma non la condivido, innanzitutto il mito dei consigli di sorveglianza andava bene, forse, ai tempi della socialdemocrazia, quando per capirci c’era il muro di Berlino e occorreva tenere buoni gli operai occidentali, in temi di neoliberismo, tali consigli sono poco più che un sistema per “intortare” il sindacato nelle politiche industriali dell’azienda togliendogli ogni capacità autonoma e vertenziale generale e al massimo derubricandola ad un mero aziendalismo. La divisione dell’azionariato poi è una balla colossale, che cerca di propinarci pure Marchionne. Escludo che un padrone sia disponibile a dividere gli utili con i suoi operai, se non per sventolagli davanti agli occhi la carota per poi usare il bastone.
    La “governance” che dici tu e un palliativo localista pericoloso sulla strada dell’emancipazione dei lavoratori, è un sistema che pone territorio contro territorio, operai contro operai, perpetuando a livello orizzontale la lotta di classe.
    Su un solo punto dissento da Lillorius,a parte il titolo del post che sinceramente non comprendo ed è sull’analisi della crisi, poiché questa non è una fase, un episodio congiunturale nell’economia capitalista, ma è una crisi strutturale di sovrapproduzione e di distribuzione delle merci, che è causa di ciò che sta succedendo nel mondo, basti guardare ai paesi del Mediterraneo.

  2. Caro Alessandro il discorso che ho fatto ieri allo sciopero di Udine è da interpretare come sfogo e denuncia della situazione affuale.
    Ti posso dire che le RSU Eaton hanno posto a chi di dovere le domande che tu hai elencato.
    Mi pare chiaro che se ci troviamo in questa situazione dove perdiamo potere d’acquisto e economico da vent’anni è perche il sistema non funziona.
    La situazione è seria ed è colpa sopratutto della politica, locale e nazionale non certo dei lavoratori che oltre denunciare e proporre non puo fare altro, che attendere che questa fase finidca

  3. 1) Non si affrontano i temi delle rappresentanze dei lavoratori nei consigli di sorveglianza come in Germania (vedi VW)e l’azionariato dei lavoratori e non solo dei managers.
    2) per le grandi tematiche industriali o agricole è necessaria una nuova governance (la sinistra fino ad ora non fa proposte) il business infatti non è solo degli imprenditori ma del territorio (Università, Centri di ricerca scientifica, PMI dell’indotto, governo locale che interviene spesso a supporto, lavoratori, ecc.)

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