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Terapia shock per le rinnovabili

da La Repubblica

L’ultima dimostrazione della fantasia creativa al governo in Italia è la terapia shock per le fonti rinnovabili.

In Germania si cambiano i governi ma il timone della politica di incentivi per le rinnovabili resta fisso portando  a casa fatturato e posti di lavoro:  piuttosto scontato, quasi banale. In Italia, senza cambiare governo, s’inverte la rotta in continuazione.

E’ stato appena azzerato un piano triennale deciso 7 mesi fa:

tutto rinviato a un nuovo piano di cui ancora non si sa niente ma di cui si saprà entro la fine di aprile.

Leggi Decreto Romani

Nel frattempo, ovviamente, le banche hanno chiuso il rubinetto del credito e le aziende hanno cominciato a licenziare.

Potrebbe essere una tecnica sofisticata, una forma di selezione delle imprese basata sulla capacità di sopravvivere in ambienti estremi, con lunghe apnee finanziarie. Questa volta però il governo deve avere un po’ esagerato nel suo sforzo di creare, a fin di bene, disagio alle imprese.

La mancanza di ossigeno derivante dal blocco dei credito bancario sta mettendo a rischio più di 100 mila posti di lavoro, calcolando l’indotto. E infatti arrivano le prime correzioni di rotta.

Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che già aveva cercato di arginare l’estremismo creativo del ministro dello Sviluppo Economico, ha parlato di 20 giorni di tempo per fissare i nuovi incentivi. La Consulta delle Attività produttive del Pdl ha chiesto di “rispettare i diritti acquisiti”. Ma forse è il diritto in quanto tale a essere considerato poco creativo.

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