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Eaton, Electrolux, sul filo del rasoio

MERCOLEDÌ, 16 MARZO 2011 – IL PICCOLO

Pagina 42 – Gorizia-Monfalcone

Eaton, è scontro sindacati-azienda Fabbrica presidiata

Trattativa a oltranza in Confindustria sui tagli annunciati Pessimismo tra i lavoratori. Molti si sentono già degli “ex”

di Stefano Bizzi

La sorte di Eaton resta legata a un filo. Ieri trattativa a oltranza tra azienda e sindacati in Confindustria. In serata ancora nessun segnale circa un accordo sul piano aziendale che prevede il ritorno al lavoro per 90 dipendenti su 240, contestato dai sindacati. Intanto oggi in fabbrica riparte il presidio. «Se l’azienda dovesse muovere anche un solo bullone, dovrà dirci dove andrà a finire». Prima di sedersi al tavolo di contrattazione Thomas Casotto, segretario provinciale Fiom, è stato chiaro. I lavoratori vigileranno affinché lo stabilimento non venga smantellato. Perchè il rischio è questo. «Da un lato dire che non c’è mercato, dall’altro spostare la produzione altrove rappresenta una contraddizione in termini», sottolinea. Dopo l’annuncio della riduzione dei dipendenti da 240 a 90 e di sole due settimane al mese di lavoro, ieri i sindacati hanno incontrato i vertici dell’azienda. La riunione iniziata alle 13 si è protratta fino a tarda serata e le decisioni saranno note solo oggi. Le parti sociali sono entrate con il fermo proposito di ottenere dalla multinazionale americana il piano industriale relativo a Monfalcone e la cassa a rotazione per i dipendenti. «Sarà tutto in salita – ha detto Casotto prima dell’ingresso -. La garanzia occupazionale dell’azienda non viene data neppure per l’accordo scritto da loro». Braccio di ferro duro, dunque. La pioggia di ieri non ha impedito ai dipendenti della Eaton di manifestare di fronte alla sede di Confindustria. Il turno del mattino ha scioperato dalle 12 alle 14. Quello del pomeriggio dalle 14 alle 16. Mentre all’interno si discuteva del futuro dell’azienda, su via degli Arcadi un centinaio di lavoratori si sono ritrovati per dare vita a un presidio pacifico. «Dal nostro punto di vista la situazione è grave – osserva Livio -. Le condizioni sono inaccettabili. Non viene data una prospettiva all’azienda e al primo giro d’aria anche le 90 persone che dovrebbero rimanere si ritroveranno a casa». Ottaviano a casa ci sta ormai dal 13 aprile 2009. «Non sai qual è il tuo futuro, non sai come agire e in giro non si trova niente da fare – dice -. Da un punto di vista psicologico, anche se non lo dimostri, patisci questa situazione». Franco è invece rientrato in fabbrica il primo marzo. Lo ha fatto dopo due anni di cassa. «Ho fatto tutto: l’ordinaria, la speciale e quella in deroga – ricorda -. Per un anno ho anche svolto lavori socialmente utili. Certo, mi ha dato un po’ di respiro, ma non basta. Quando mi hanno detto che sarei tornato al lavoro ho pensato che forse qualcosa si muoveva, ma così non è stato». Dal canto suo, Giorgio, nel raccontare la sua esperienza, usa già il passato: «Ero un lavoratore part-time, in teoria lo sono ancora, ma sono a casa da ottobre. Alcuni pensavano che noi del part-time saremmo stati usati come merce di scambio, ma la realtà è che siamo tutti nella stessa barca».

MERCOLEDÌ, 16 MARZO 2011 – IL PICCOLO

Pagina 16 – Economia

Electrolux, dieci giorni per salvare 800 posti

Il ministro Sacconi: «Il 24 marzo l’azienda dovrà presentare un nuovo piano» Dopo il tavolo di ieri a Roma governo e sindacati puntano a ridurre i tagli

di Nicola Comelli

TRIESTE Ha tempo dieci giorni Electrolux per presentare al Governo un programma dettagliato sulla base del quale avviare il negoziato vero e proprio per la salvaguardia dei livelli occupazionali. E’ quanto è stato deciso ieri, a Roma, al termine del lungo negoziato che ha visto impegnati il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, i vertici delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, le rappresentanze sindacali e, naturalmente, i vertici italiani del gruppo scandinavo. «Per il 24 marzo prossimo – ha detto Sacconi, al termine del faccia a faccia – Electrolux dovrà presentare un più approfondito piano industriale tale da garantire credibili prospettive di radicamento delle funzioni strategiche e produttive sul territorio italiano». Solo a quel punto, ha aggiunto, «si avvierà la fase più stringente del negoziato on l’obiettivo di garantire per l’oggi e per l’indomani i livelli occupazionali». Il colosso svedese ha messo in calendario la riduzione di 800 unità dagli stabilimenti italiani di Porcia e Susegana, e dai siti di produzione rumeni. Nel Pordenonese viene stimato un taglio di circa 150 addetti. Cifre che Governo e parti sociali puntano a correggere al ribasso. «L’azienda – chiede il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini – definisca investimenti riconfermando un ruolo strategico del nostro Paese nella produzione di elettrodomestici». Secondo il numero uno dei metalmeccanici della Cgil, «è necessario difendere l’occupazione attraverso una ridistribuzione degli orari di lavoro ed un utilizzo intelligente degli ammortizzatori sociali. Al Governo chiediamo misure e azioni di politica industriale che siano capaci di qualificare e difendere tutto il settore dell’elettrodomestico, che rimane, dopo il settore auto, il settore manifatturiero più importante del nostro tessuto economico». Risultati che possono essere raggiunti, sempre secondo Landini, «senza bisogno di derogare al contratto nazionale, attraverso la ricerca di soluzioni condivise da tutti, come è stato fatto finora. Io credo che ci siano tutte le condizioni per poterlo fare». L’altro ieri, da Mestre, Electrolux aveva assicurato l’intenzione di rimanere in Italia, mettendo a tacere le voci che ipotizzavano un possibile disimpegno dalla Penisola della multinazionale. Tuttavia, resta da capire come si articolerà la struttura di Electrolux Italia nei prossimi anni. Cifre, dati e investimenti che ci si aspetta saranno contenuti nel piano che sarà presentato al governo e alle rappresentanze dei lavoratori tra dieci giorni, quando è stato messo in agenda – come anticipato – il prossimo incontro. Negli ultimi cinque anni la forza lavoro della compagine svedese in Italia si è già ridotta considerevolmente, con gli organici che sono calati di circa 1600 unità. Ora si spera che gli 800 esuberi dichiarati unilateralmente possano diminuire. Il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, che è stato delegato dal presidente Renzo Tondo, a rappresentare la giunta al tavolo di Roma (per il Veneto c’era il governatore Luca Zaia), ha rimarcato come «tagli indiscriminati non potranno essere in alcun modo accettati, anche per via del fatto che Electrolux in questi anni ha beneficiato di finanziamenti regionali per sostenere attività di ricerca e innovazione».

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