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Anche all’Ansando si fa i conti con la cassaintegrazione

Scritto da Marco Sandrin, operaio Ansaldo

Nello stabilimento monfalconese  dell’Ansaldo Sistemi Industriali (che occupa più di 450 dipendenti) nel 2010 si è aperto un periodo di cassa integrazione ordinaria; essa, nei fatti, si è dimostrata una scelta “politica”, finalizzata più che altro a recuperare qualcosina a livello di bilanci: non a caso le ore passate a casa dai pochi interessati alla Cigo sono state relativamente poche. Non appena è stata chiusa la cassa, sono entrati in fabbrica alcuni nuovi assunti (giovani interinali), e contemporaneamente procedevano i lavori per terminare il nuovo capannone imponente; a fine 2010 l’a.d. Gemme dichiarava di voler portare nel 2011 a 500 lavoratori il nostro stabilimento, prevedendo cifre alla mano, l’inserimento nel corso del 2011 di ben 50 persone. In pratica si prevedeva una situazione idilliaca all’interno dell’altalenante fase economica in cui ci troviamo: un’isola felice insomma.

Arriviamo così a metà aprile di questo anno, e la direzione annuncia alle Rsu che da maggio sarebbe partita la cassa integrazione, e che se ne sarebbe discusso a fine mese, perchè nel frattempo ci sarebbero state le elezioni per il rinnovo delle Rsu. Le urne hanno consacrato il ruolo della Fiom, che con le sue 204 preferenze, si è aggiudicata 5 delegati sui 6. Il 27 aprile c’è stato l’incontro tra azienda e segreterie sindacali per vedere se era possibile raggiungere un accordo sulla gestione della Cigo. L’intenzione aziendale era quella di partire dal 2 maggio con le 13 settimane. La strutturazione del calendario prevede che nel mese di maggio i reparti trance, Lame, manutenzione e uffici entrino in regime di Cigo; per i mesi a venire si prospetta un allargamento anche agli altri reparti, ma questo ancora non è scritto, perchè non si sa ancora.

Le contraddizioni non mancano: l’azienda, infatti, non ha smesso di chiedere ore di lavoro straordinario… la solita guerra tra poveri insomma: alcuni lavorano pochissimo, altri addirittura troppo! Il sindacato non ha dichiarato il blocco degli straordinari, e questa scelta è stata giustificata dal fatto che l’azienda non voleva consegnare i motori in ritardo. Ma non si poteva forse ricorrere alla mobilità interna per sopperire a questo? In questo contesto ci sono state le più svariate reazioni, dalla minaccia di strappare le tessere Fiom, alle sparate razziste contro i lavoratori rumeni di una ditta esterna utilizzata dall’Ansaldo, all’idea di boicottare lo sciopero generale del 6 maggio. La richiesta dei lavoratori coinvolti dalla cassa, tuttavia, è emersa chiaramente: “La Fiom blocchi gli straordinari! Abbiamo fiducia nella Fiom – e non a caso ha stravinto le elezioni per le Rsu – ma vogliamo che la Fiom faccia la Fiom, e non vogliamo che si comporti alla stregua degli altri sindacati collaborazionisti, e non ci si venga a dire che non siamo disposti alla lotta!”.

Il problema centrale è che la segreteria provinciale di Gorizia non si sta muovendo bene, e soprattutto non si muove in sintonia con la linea più battagliera della segreteria nazionale della Fiom. Molto indicativa a tal proposito è stata la linea adottata dalla segreteria provinciale alla fine di febbraio di questo anno. Il 21 febbraio, a due passi da noi in Fincantieri, un ragazzo 23enne bengalese ha perso la vita sul posto di lavoro, un evento tragico che ha portato il giorno successivo allo sciopero dei cantierini con manifestazione per le strade di Monfalcone. La Fiom, invece di dichiarare subito lo sciopero provinciale in tutte le fabbriche, non ha fatto altro che delegare alle singole Rsu la decisione, e di fatto i nostri delegati hanno partecipato alla manifestazione usufruendo dei permessi sindacali. Mentre in fabbrica ci aspettavamo di andare tutti al corteo, abbiamo trovato una situazione ben diversa. Anche qui malcontento generale… due giorni dopo troviamo in bacheca l’invito a fare 2 ore di sciopero alle 17 per partecipare in piazza a Monfalcone a una fiaccolata insieme a preti e sindaci… Nessuno ovviamente è andato, ma non per mancanza di rispetto per il caduto, ma per risposta alla decisione sbagliata del sindacato.

Il 5 maggio si è svolta l’assemblea sulla Cigo: erano presenti tutti i segretari provinciali. L’azienda ha fatto sapere che i punti saldi per il futuro su cui dovrà lavorare saranno: riduzione dei costi di produzione, maggiore efficienza, e maggiore qualità del prodotto. Il primo punto è forse quello che più ci preoccupa. Poi l’assemblea è entrata nei dettagli dell’accordo sulla Cigo: qui sono cominciati i mugugni da parte dei lavoratori. Il sottoscritto è intervenuto, e ha posto all’attenzione dei presenti i punti non proprio positivi presenti nell’accordo. Quando ho chiesto ai sindacati, e più in particolare alla Fiom, di indire lo sciopero degli straordinari in tutta la fabbrica, o quantomeno di invitare i reparti non ancora soggetti alla Cigo a solidarizzare con gli altri astenendosi dal “fare ore”, gli applausi dei lavoratori hanno sovrastato il silenzio che fino a quel momento permeava la sala mensa.

Nelle repliche i segretari, ad esclusione dell'”azzurro”, hanno tenuto a precisare che nel nostro territorio la linea è quella dell’unità tra le confederazioni, almeno finchè si può, e che le divisioni nazionali vanno lasciate ai nazionali. L’intervento, però, ha dato i suoi frutti, e subito la Rsu ha preso l’iniziativa di preparare un manifesto, da appendere in bacheca, nel quale spiegare che non si possono fare straordinari nei reparti sottoposti a regime di cigo, e invitare gli operai degli altri reparti ad astenersi dal lavoro straordinario per solidarietà.

In occasione dello sciopero generale del 6 maggio, i lavoratori dell’Ansaldo hanno dato una bella prova di partecipazione. Lo spezzone nostro era consistente (più di trenta operai). Sono stati un migliaio i lavoratori Cgil che hanno sfilato per Monfalcone, fino ad arrivare in piazza, dove ci sono stati gli interventi agguerriti dei rappresentanti di scuola, commercio, funzione pubblica e metalmeccanici. La chiusura degli interventi, fatta dal segretario della Cgil di Gorizia, ha portato un messaggio di sostegno ai delegati dell’Rsu dell’ex Bertone, plaudendo alla loro scelta responsabile di far votare sì al referendum; ha sottolineato, poi, l’auspicio di un ritorno alla concertazione e all’unità delle sigle; ha chiuso con una citazione di Togliatti: “compagni, torniamo al lavoro e alla lotta!”. In una fase in cui la Cgil della Camusso spinge nella direzione di ricomporre con i sindacati filo-padronali e di accettare in parte i loro diktat, quelle parole non sono certo incoraggianti…

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Una Risposta

  1. Sono solo balle, ciao compagni.

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