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Tagli alla scuola: insegnanti e genitori al sesto giorno di sciopero della fame

La protesta di Bologna non ha precedenti: un digiuno a staffetta che durerà una settimana. Tra i primi ad aderire l’attore Ivano Marescotti. Nel mirino non solo la Gelmini, ma anche l’ufficio regionale che ha imposto la riduzione del numero dei docenti

di Roberto Laghi e David Marceddu, Il Fatto

Per la prima volta in Italia, a Bologna un’ottantina di persone tra insegnanti e genitori hanno iniziato uno sciopero della fame a difesa della scuola pubblica, per protestare contro i tagli che, a loro detta, stanno portando alla fame le scuole dei loro figli.

Oggi sono arrivati al sesto giorno della loro mobilitazione, per un totale di 112 ore di digiuno, che viene portato avanti a staffetta. “Invece di fare il classico sciopero sacrificando due persone – spiega Giorgio Zappoli, uno dei genitori già a digiuno – abbiamo pensato che era importante che partecipassero molte persone”. Così hanno organizzato quattro turni da sei ore al giorno per sette giorni. L’adesione, dopo l’inizio della protesta, è stata altissima e i turni sono coperti da più persone contemporaneamente.

Lo sciopero della fame si concluderà giovedì 26, giorno in cui si terrà una manifestazione, alle 17, sempre nel luogo in cui è organizzato il presidio, in via de’ Castagnoli, accanto alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale. “Abbiamo chiamato a raccolta tutti i sindaci e gli assessori della provincia di Bologna”, spiega Giovanni Cocchi, uno dei leader dei genitori bolognesi da anni in lotta contro le politiche del ministro Gelmini.

Al presidio, colorato e pieno di materiale informativo, molte sono le testimonianze di solidarietà e le persone che si fermano, per dare il proprio appoggio, chiedendo che cosa si può fare per contribuire alla protesta. Il quaderno in cui raccolgono le firme e le frasi di chi si ferma si sta riempiendo pagina dopo pagina: parole di sostegno, sì, ma anche tanta indignazione per gli attacchi alla scuola pubblica e per la situazione italiana.

“La vostra protesta restituisce dignità a questo Paese”, o ancora “un taglio alle scuole è un taglio alla democrazia.”

Firmano tutti, dai ragazzini delle medie (“vorremmo andare alle superiori”, dicono) ai pensionati, passando per gli studenti universitari e i precari. “Ha firmato anche l’ex rettore dell’Università di Bologna, Pier Ugo Calzolari”, raccontano al presidio.

La solidarietà arriva anche dal mondo dello spettacolo e della cultura. Tra i primi a digiunare l’attore Ivano Marescotti, bolognese e padre di una bimba. È lui, cartello appeso al collo (che significa che è il suo turno di digiuno) a declamare alcuni versi di Piero Calamandrei a difesa della scuola pubblica, mentre decine di persone, soprattutto studenti della zona universitaria si fermano incuriositi a osservare l’allegra protesta.

“Abbiamo richiesto un incontro all’Ufficio scolastico regionale. Per adesso non abbiamo avuto ancora una risposta ufficiale, ma speriamo, entro giovedì, di riuscire a far ascoltare le ragioni della nostra protesta”, spiega Roberta, madre, nel suo turno di digiuno. “Chiediamo che il tempo pieno non venga smantellato. Se non ci saranno 55 posti in più per gli insegnanti nella provincia di Bologna, il tempo pieno scompare.”

“Molta gente non è a conoscenza della situazione della scuola pubblica, vedono la nostra protesta, si avvicinano e si informano. E subito ci danno il loro appoggio”, continua Roberta. “Insegnanti e genitori ci danno la loro testimonianza e ci raccontano le loro esperienze.”

I temi in campo sono molto seri. I tagli riguarderebbero in Emilia Romagna quasi 900 insegnanti, mentre il numero degli alunni, sempre secondo i dati forniti dagli organizzatori, è salito di oltre 5.000 unità. Giovanni Cocchi accusa l’Ufficio scolastico regionale di aver recentemente venduto una bufala che ha illuso insegnanti e genitori. Alcuni giorni fa l’annuncio: in arrivo in regione 200 posti di insegnamento. “Falso. Questi 200 posti sono stati contati in questo modo: l’Ufficio scolastico regionale emiliano romagnolo, per rispettare i bilanci ha spostato 200 insegnanti dall’organico di fatto all’organico di diritto”. Tradotto, secondo i manifestanti: questi 200 posti erano già previsti, vengono solo stabilizzati. “Il saldo è uguale a zero insegnanti in più”, denuncia Cocchi. “Sarebbero stati utili invece avremo delle classi pollaio, pericolose. Mettiamo i nostri figli in aule dove già sono in pericolo quando sono in 25, figuriamoci se ne stipiamo 27 o 28!”.

Intanto il Coordinamento dei presidenti dei circoli d’istituto, che rappresentano ufficialmente genitori e insegnanti, cercherà di incontrare il prefetto e il comandante provinciale dei Vigili del fuoco. Se sarà necessario, promettono, arriveranno anche a fare denunce alla Procura della Repubblica. “L’Ufficio scolastico regionale fa i tagli – dice Cocchi – poi la responsabilità rimane nelle mani dei dirigenti scolastici che sono lasciati in frontiera”.

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