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La lezione di Luigi de Magistris

da un commento di A67 sul Fatto Quotidiano

Vorrei commentare la vittoria di Luigi de Magistris a Napoli sotto profili diversi da quello più propriamente “politico”. Quella vittoria, infatti, secondo me è una fatto estremamente importante sotto tanti profili, ma quelli che io considero più importanti non riguardano la “politica” in senso stretto, ma la politica come dovere civico, come valore morale, come senso dell’esistenza.

Luigi ha vinto in un contesto caratterizzato dalle seguenti circostanze:
1. Luigi non ha una lunga esperienza come politico attivo;
2. Luigi non aveva capitali economici per la sua campagna elettorale;
3. Luigi aveva contro tutti i partiti tranne un paio, di minoranza;
4. la maggior parte degli osservatori scommetteva che avrebbe perso (un sito di scommesse dava la sua sconfitta 3 a 1).

Poste queste condizioni, la vittoria di Luigi dimostra che in questo tempo chi ha delle idee e il coraggio di mettersi in gioco, può vincere. Azzarderei, vince.

Il dramma di questo tempo è che è l’epoca della volontà bruta, della notte della ragione, del titanismo presuntuoso e velleitario, quando non (più spesso) falso e imbroglione. Ed è l’epoca del cinismo e della tirchieria. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma vuole che gliele cambino gli altri. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma nel frattempo vuole mantenere tutti i vantaggi dello status quo.
La maggioranza degli italiani sogna un messia che gli cambi il mondo mentre loro continuano a fare le porcherie e la vita meschina di sempre. E’ questo che ci trascina in basso.

Non ci può essere sviluppo, civiltà, società senza impegno. Vero. Faticoso. Di ognuno. In prima persona. La storia di Luigi de Magistris ci toglie gli alibi. La sua vittoria dimostra che si può. E’ la prova oggettiva, documentale, incontrovertibile che si può. E, come è già stato detto, se si può si deve. E questa questione è essenziale anche per il futuro più prossimo. La gente ha dimostrato di avere qualità votando per Luigi. Ma purtroppo questo non servirà a nulla se quella stessa gente non si impegnerà per fare ciò che serve.

E’ indispensabile che gli italiani smettano di credere che basti votare per un messia che ci salvi. Neppure Luigi potrà salvare Napoli, se i napoletani da domani non si impegneranno a essere diversi. Una società non è (solo) ciò che votano i suoi cittadini, ma ciò che fanno. Ognuno di loro. Ogni giorno. In ogni cosa. Luigi de Magistris ci ha dato e – con il suo entusiasmo e la sua abnegazione nel portare avanti un sogno ad ogni costo – ancora ci dà una lezione molto grande.

La parte più importante di questa lezione, secondo il mio modesto parere, non è quella politica (nonostante l’avventura di Luigi sia una enorme, strepitosa lezione di politica a una classe dirigente di partitocrati che sono stati letteralmente umiliati da un ragazzo arrivato alla politica l’altroieri), ma quella morale. Fare tesoro di questa lezione è un imperativo etico e l’unica possibilità che abbiamo di salvarci. Questo Paese non ha (solo) un pessimo governo, ha anche pessimi cittadini. Pessimi sotto il profilo della mancanza di impegno personale, della viltà, dell’opportunismo, della disponibilità al compromesso morale, della disponibilità alla illegalità (ampiamente praticata in ogni dove). Questo deve (cominciare a) finire. Dobbiamo fare tesoro della lezione di Luigi, perché tutto non si riduca a una bella festa in piazza.

Lunedì sera non “abbiamo vinto” un bel nulla. Lunedì sera la generosità e il coraggio morale di Luigi de Magistris hanno creato una possibilità per tutti noi. Luigi ha vinto, noi ancora no. Questa “possibilità” offertaci da Luigi diventerà “realtà” solo se da oggi ognuno di noi si sentirà in dovere di impegnarsi. Sul serio. Ogni giorno. In tutto. Senza calcoli. Senza paracadute. Senza alibi. Non abbiamo fatto tesoro della lezione di tanti magistrati morti. Oggi abbiamo davanti la lezione di un (ex) magistrato vivo. La palla è a noi.

Ps: Luigi è un ex magistrato, perché, diversamente dal resto del Paese, nella magistratura il rinnovamento non è neppure all’orizzonte e la corporazione vive nel buio della peggiore prima repubblica. Ed è un ex magistrato vivo perché oggi i magistrati non è più necessario ucciderli: ci pensa la corporazione a neutralizzarli.

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3 Risposte

  1. Non sono napoletana e quindi non ho quella conoscenza approfondita dei problemi della città, certo so abbastanza da rendermi conto che le questioni sono gravi e profondamente e lungamente radicate nel territorio.
    L’obiezione al commento di Gustavo Gesualdo è quindi: non è un tantino prematuro esprimere giudizi sull’operato di chi è sindaco da una settimana?
    Magari ne riparliamo tra un anno, sperando per Napoli stessa che le perplessità espresse non trovino conferma.
    Chiudo con una domanda: quale mai sarà il motivo per cui gli imprenditori nostrani non delocalizzano mai la produzione, che so, in Germania dove, si sa, l’industria va molto bene ed è pure assai meno tassata che in Italia?

  2. Napoli: problemi irrisolti fra nuovi appalti e operazioni di immagine

    Nulla di nuovo sotto il vesuvio.

    Il nuovo sindaco napoletano della città di napoli, nei suoi primi atti di governo della città, dimostra di non voler risolvere nemmeno una delle tante emergenze che attanagliano i napoletani e ne minano gravemente i rapporti con il resto del paese.

    Luigi De Magistris, una immagine da campione della legalità e di cavaliere incorruttibile, avvia in due atti il ripristino della legalità a napoli:

    1 – annuncia l’intenzione di costruire un nuovo stadio comunale;

    2 – invita il presidente degli Stati Uniti d’America Obama a visitare la città di napoli.

    Una operazione che punta esclusivamente al ripristino dell’immagine della città e non al ripristino della legalità.

    Un nuovo mega-appalto pubblico per accontentare la tifoseria napoletana e la corporazione degli edili, puntando tutto l’indirizzo politico comunale sulla economia di una edilizia storicamente malata.

    Nulla ha imparato il De Magistris da un film del 1963 ambientato a napoli e dal titolo “Le mani sulla città”, film che racconta come in una realtà economicamente malata come quella napoletana (e per certi versi, sicuramente anche italiana), la speculazione edilizia e la corruzione tentano sempre l’invasione ed il condizionamento nelle scelte politiche.

    In particolare, vi è una frase di quel film che disegna perfettamente lo stato di degrado raggiunto dalla economia italiana:

    « Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose. »

    Sembra il Marchionne-pensiero odierno.

    Come non dar ragione a questa visione?

    Nella prospettiva di un imprenditore puro in Italia, la scelta è duplice ed obbligata:

    o perire nel degrado dello scontro e non dell’incontro fra forza lavoro, imprese, banche e poteri dello stato, ovvero delocalizzare i propri siti industriali all’estero, alla ricerca di una normalità economica, finanziaria e fiscale che non esiste in questo paese, educato storicamente alla contrapposizione ed all’antagonismo dalla sinistra.

    Sono ancora tutti dei partigiani, uomini di parte che combattono l’interlocutore e non dialogano con esso al fine di affermare il bene comune e conseguire l’arricchimento generale.

    Ma torniamo al caso napoletano.

    Il sindaco di napoli Luigi De Magistris appare molto cauto e furbo, a giudicare dal suo procedere prudentemente lontano dall’affrontare la montagna di problemi irrisolti sotto la quale giace la città che pretende di governare.

    La stessa frase del premier sulla mancata candidatura del ministro Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli, sottolinea gravemente come il problema principe della napoletanità resti il ripristino della legalità:

    non ho candidato la Carfagna a napoli perchè non volevo darla alla camorra.

    Gravissima affermazione, pregna del senso di inattaccabilità del sistema mafioso ed illegale a napoli.

    Ma la cautela e la furbizia del sindaco De Magistris, d’altro canto, non parlano la lingua del nuovo corso napoletano, tanto annunciato nelle promesse elettoralistiche.

    Il degrado civile, sociale ed economico, l’abusivismo edilizio, la corruzione, la mentalità camorristica, non si combattono con un appalto pubblico ed un invito ad Obama, invito che, nel caso fosse accettato, imporrebbe al presidente americano di lasciare a casa il suo Rolex.

    Sono ben altre le scelte che affrontano di petto i problemi di napoli.

    Il programma elettorale di De Magistris è sintetizzato in un file pdf che raccoglie le istanze e le proposte dei napoletani, prendendo per questo il nome di “Le proposte dei cittadini”.

    Leggiamone una per tutte:

    “Giustizia legale, retributiva e fiscale: quindi legalità e sanzioni certe contro corruzione, malgoverno, mafie locali, abusi edilizi, ricatti ed altri reati commessi sul territorio.”

    Sintomatico appare come si ignori l’emergenza rifiuti in molte di queste proposte.

    La giusta risposta a queste proposte è la costruzione di un nuovo stadio o l’invito a cena per Obama?

    Il nuovo corso di napoli non pare avviato verso la risoluzione dei problemi fondamentali della città stessa.

    Come non pare che il comune di napoli possa affrontare un nuovo corso con una macchina burocratica inefficente e straordinariamente lenta, come pure, pare impossibile affrontare il mare dei problemi irrisolti della città di napoli senza un dialogo continuo ed aperto con il governo del paese.

    Fossi in De Magistris, aprirei un canale diretto di dialogo continuo con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, poichè appare abbastanza evidente che, senza una stretta collaborazione fra forze di polizia e amministrazione comunale, il contrasto all’illegalità diffusa nella sua parte più viva e bisognosa di applicazione della Forza Pubblica di contrasto, non sia un obiettivo raggiungibile.

    Quel che è certo, è che l’unico modo di imporre la legalità in una città così degradata, deve essere l’imposizione del rispetto della legge.

    E questa, non è mai stata e mai sarà, una operazione di immagine, ma di sostanza.

    La domanda giusta è:

    quanto può incidere sullo stile di vita napoletano un sindaco napoletano?

    Quanta furbizia, tipicamente napoletana, intende applicare De Magistris nel governo della città e con quanta invece intelligenza e razionalità, vuole governarla?

    La furbizia è quella che seglie le scorciatoie ed i raggiri, quella che ha affondato napoli nel più buio degrado.

    L’intelligenza è quella che risolve i problemi alla radice, con umiltà e spirito collaborativo.

    Vedremo nei prossimi atti del governo comunale, il vero indirizzo politico del sindaco De Magistris.

    In bocca al lupo.

    Purchè si scelga il lupo giusto.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

  3. So che lo attendono non facili problemi, ma spero che faccia il massimo perché essi abbiano vere e oneste soluzioni, e per non defraudare i “napoletani per bene” che lo hanno eletto.

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