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Sertubi, ore decisive Seganti: la proprietà faccia la sua parte

La Regione si muove sui nodi energia, stoccaggio e imbarchi «ma serve la materia prima, l’imprenditore interessato»

di Piero Rauber, Il Piccolo

Non sarà, andasse tutto in malora, una lenta agonia. Ma non sarà neanche, nel caso invece finisse bene, una prognosi riservata protratta per chissà quanto. Il destino di Sertubi, e soprattutto quello dei suoi 220 operai e di altri 50 dell’indotto, si compirà probabilmente in questo convulso, decisivo, mese di giugno. Un mese nel quale s’incroceranno impegni istituzionali assunti dalla Regione, notizie attese dall’India (da dove il gruppo Jindal dovrebbe dire a breve se intende o no diventare un partner del gruppo Duferco), tavoli romani sulla siderurgia (martedì 14 si potrebbe addirittura sapere di più sui tempi di riconversione della Ferriera, e se fossero brevi per Sertubi non sarebbe paradossalmente una manna…) e, in conseguenza di tutto ciò, assunzioni di responsabilità e chiarezza da parte della proprietà.

Il giorno-chiave potrebbe cadere già entro due settimane, e precisamente lunedì 20, quando è in agenda un importante tavolo sindacati-azienda. La constatazione è maturata, o meglio si è rafforzata perché la criticità era nota da prima, nel corso dell’incontro di ieri proprio tra i sindacati da una parte e l’assessore regionale alle attività produttive, la triestina Federica Seganti, dall’altra. Un incontro nel quale – i segnali sottintesi sono in sostanza questi… – i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto pure gli “ambasciatori” delle istanze e delle problematiche di una proprietà – il gruppo Duferco – che, finora, non è che abbia optato per la linea delle pubbliche relazioni con l’istituzione Regione, stando alla campana della stessa Seganti: «Noi, l’azienda, di fatto non l’abbiamo mai vista. Avevamo dato già la nostra disponibilità a vederci, e oggi (ieri, ndr) l’ho ribadito ai sindacati. Siamo pronti a ricevere i rappresentanti dell’azienda, o in alternativa anche a venire noi se serve». E così sarà, se è vero che l’assessorato della Seganti si è assunto ieri l’impegno di intrecciare contatti a stretto giro con la proprietà, o con i suoi delegati territoriali, prospettando capacità e limiti di intervento della Regione su determinate questioni aperte, che stanno aggravando per Sertubi il peso della crisi. Prima questione: l’alto costo dell’approvvigionamento energetico anche per l’assenza di linee ad alta tensione che arrivano allo stabilimento. Seconda: l’altrettanto alto costo dello stoccaggio della ghisa al terminal di Fernetti. Terza: il ri-altrettanto alto costo d’imbarco dei tubi che si fa a San Giorgio di Nogaro e non direttamente sulla banchina di Sertubi per asserite tariffe portuali elevate. I relativi interlocutori della Regione, stringi stringi, saranno AcegasAps, Ezit e Autorità portuale. «Faremo gli approfondimenti del caso», la promessa della Seganti, cui segue però la puntualizzazione: «Il ruolo della Regione può essere quello di facilitatore, di soggetto che mette a disposizione strumenti, ovviamente nei limiti normativi nazionali e comunitari, affinché le aziende mantengano qui la produzione. Ma ci dev’essere la materia prima, ovvero l’imprenditore interessato. Non ci possiamo sostituire all’imprenditore». È lo stesso imprenditore, lascia intendere l’assessore, con cui finora la Regione non si è mai vista.

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