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All’asilo vietato andare in bagno

Mamma costretta ad abbandonare il lavoro per accompagnare il figlio in bagno

Beh, meglio abituarli sin da piccoli su come sarà il mondo del lavoro…

di Fabio Dorigo, il Piccolo

«La scuola italiana fa c…». Non è vero. Andare di corpo è diventata una pratica didattica alquanto complicata. Soprattutto nelle scuole statali dell’Infanzia. Non c’è nulla da ridere. Fare la “cacca” in orario scolastico è impossibile. Ne sa qualcosa la signora Gaja De Monte, che lavora all’ufficio vita della Milano Assicurazione, in riva Tommaso Gulli, che il 4 ottobre scorso ha dovuto prendersi un permesso “popò” per il suo bimbo di 3 anni. «Ho dovuto uscire dal posto di lavoro per portare mio figlio al bagno» ha sintetizzato nell’oggetto dell’email inviata l’altro giorno al Piccolo.

Il bambino frequenta la scuola dell’infanzia statale Bruno Munari (quello dell’«uovo ha una forma perfetta, benché sia fatto con il c.), situata a Valmaura, in via Riccardo Zandonai, laterale di Strada vecchia dell’Istria. «Un fatto alquanto sconvolgente» (definizione della madre), ma non raro negli asili triestini. «Verso le ore 14.40 – racconta Gaja – sono stata contattata dalla maestra di mio figlio che mi diceva che dovevo andarlo a prendere perché il bambino doveva andare al bagno a fare la cacca ed essendo che ci metteva troppo tempo non poteva essere accompagnato da nessuno perché nel pomeriggio è presente una maestra sola con 25 bambini». Alla scuola Munari, infatti, ci sono 50 bambini con due maestre, ma nessuna bidella visto che quest’anno, complici i tagli ministeriale, alla scuola non è stata assegnata nessuna collaboratrice scolastica. L’anno scorso c’è n’era una che copriva l’orario mattutino. Il direttore ha già segnalato il problema e inoltrato una richiesta al Provveditorato degli Studi. Per ora nessuna risposta. «Non possiamo certo lasciare i 24 bambini da soli per accompagnare uno in bagno. Come si fa?» spiega un’insegnante della Munari.

«Devo ammettere che al momento non ci potevo credere – continua la mamma -. Ho lasciato il posto di lavoro e mi sono precipitata all’asilo e la maestra ha cominciato a raccontarmi la situazione che è la seguente: inizialmente lei ha accompagnato in bagno il bambino chiamando una bidella della scuola elementare del piano sopra che tenesse d’occhio i 24 bambini restati in classe, ma il bambino ci metteva troppo e ha dovuto riportarlo in classe. Al rientro in classe il bambino doveva nuovamente ritornare in bagno, ma la bidella non poteva scendere nuovamente perché non è un suo compito e la maestra non poteva lasciare 24 bambini tra i 3 e i 5 anni soli. La soluzione è stata quella di mandare mio figlio di 3 anni in bagno da solo».

E qui, la segnalazione si trasforma in denuncia. «Dopo un po’ l’insegnante è andata a controllare e mio figlio aveva fatto la cacca fuori dal water perché stava cercando qualcuno che lo pulisca – spiega Gaja -. E se scivolava e sbatteva la testa chi rispondeva del fatto? Una maestra che purtroppo non ha potuto far altro che lasciare un bambino solo piuttosto che lasciarne soli 24? Il punto è che non esiste al mondo che un bambino piccolo resti in classe o in bagno da solo! Secondo voi io dovrei andare al lavoro tranquilla? Beh devo dire che adesso non lo sono più».

Neppure le maestre lo sono. «Non è una chiacchiera quella della mamma – spiegano le maestre -. La carenza delle collaboratrice scolastiche è un problema reale. E non riguarda solo la nostra scuola. È il nostro pane quotidiano degli asili nido pubblici». Una soluzione? Pannolini obbligatori per tutti. Oppure l’istituzione dell’ora di defecazione con vasini personalizzati.


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