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La Fiom riempie piazza del Popolo Landini: “Cambiamo il governo e questo Paese”

Le tute blu del sindacato Cgil aggirano l’ordinanza di Alemanno contro i cortei inscenando una marcia pacifica attraverso Villa Borghese.

Il leader dei metalmeccanici: “Non possiamo mica volare”. C’era anche il Pd con Fassino: “Vorrei che Letta fosse qui”.

Fischiata la Camusso durante il suo intervento

MATTEO PUCCIARELLI, La repubblica

ROMA – Un elicottero che vigila dall’alto, una ventina di autoblindati della Polizia schierati, un cordone di sicurezza di agenti in assetto antisommossa ai margini di piazza del Popolo. Ma soprattutto, un imponente servizio d’ordine del sindacato stesso fatto di operai in fila con la pettorina rossa. A sei giorni dalle violenze al corteo degli Indignati e 24 ore dopo la tempesta che l’ha messa in ginocchio, Roma ha vissuto un’altra giornata blindata. A piazza del Popolo c’era il sit-in dei metalmeccanici Fiom, autorizzato nei giorni scorsi 1dalla Questura dopo aver respinto l’ipotesi del corteo “per ragioni di sicurezza”.

Il corteo.A essere presidiata non era solo la piazza ma anche tutta l’area limitrofa: la paura di ripetere le scene di sabato scorso era alta. Anche se l’aria che si respirava alla manifestazione sindacale era completamente differente: età media molto più alta e una imponente e ben rodata struttura organizzativa alle spalle. Lo hanno capito anche gli agenti, e infatti il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha fatto cominciare la giornata con uno strappo alla regola che è passato senza problemi: ovvero il mini-corteo operaio da villa Borghese a piazza del Popolo. Le disposizioni di Alemanno in realtà lo vietavano. Ma con la scusa di raggiungere tutti insieme la piazza da viale Washington, dove erano arrivati i pullman da ogni parte

d’Italia, la marcia c’è stata. “In piazza del Popolo dobbiamo pur arrivarci, non possiamo mica volare 2“, è stata la battuta Landini. Il sindaco di Roma ha fatto buon viso a cattivo gioco e a distanza ha commentato: “Devo dire che l’ordinanza in vigore è stata rispettata. Ringrazio la Fiom per la disponibilità”.

Le adesioni. A sfilare c’erano i lavoratori di tutte le principali realtà industriali del paese: Fiat, Magneti-Marelli, Alfa Romeo, Irisbus, Fincantieri e anche quelli della Ferrari. I quali hanno invitato nientemeno che Fernando Alonso a scioperare con loro: “Siamo da tre anni senza contratto aziendale. E siccome lui appoggia gli indignados spagnoli, può stare anche con noi”, spiegava uno di loro. Il tema caldo è ovviamente legato al Lingotto: la richiesta è di esprimere con chiarezza quali siano i suoi impegni nei riguardi del Paese e, in particolare, di consegnare il piano industriale di Fabbrica Italia 3. Secondo Fiat, lo sciopero di otto ore proclamato dalla Fiom negli stabilimento del gruppo è stata dell’11%. I dati del sindacato invece parlano di un 50% di media, con punte del 70% alla Iveco di Torino.

GUARDA IL VIDEO 4

La manifestazione. “Tu che ne sai della vita degli operai?”, risuonava la canzone di Caparezza dal palco prima dell’avvio dei lavori. Un gruppetto di operai calabresi seduti sugli scalini sotto l’obelisco tagliava a fette un salame fatto in casa. Faceva un certo effetto vedere le tute blu di Mirafiori sbucare dalle scalette della metro di piazzale Flaminio, i cui ingressi erano presidiati dalla polizia, al grido di “il posto di lavoro non si tocca”. Un colpo di scena non voluto, conseguenza di un errore dell’autista del pullman in arrivo da Torino che ha lasciato i passeggeri al capolinea della metro di Anagnina. Molti gli slogan dedicati a Marchionne, in alcuni casi “ringraziato” ironicamente come un benefattore, in altri al centro di canzoncine come: “Abbiamo un sogno nel cuore, Marchionne in fonderia, Berlusca a San Vittore”. In piazza c’erano i rappresentanti dei principali partiti della sinistra: Nichi Vendola di Sinistra Ecologia e Libertà, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, Maurizio Zipponi dell’Italia dei Valori. E un pezzo del Pd. “Qui non ci sono solo io – osservava Stefano Fassina, responsabile del dipartimento economia del partito – ma una nostra fetta di elettorato: gli operai, i disoccupati, i cassintegrati, i giovani. Noi siamo un partito fondato sul lavoro e dobbiamo stare qua: vorrei vedere Enrico Letta tra i lavoratori”. Tra gli altri democrats “avvistati” Cesare Damiano, Giovanni Lolli, Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi. Durante la manifestazione, invece, Vendola è stato contestato da un uomo: “Pezzo di m…., i black bloc non sono barbari, hai capito? Perché, quello che ci fanno a noi è giusto?”, lo ha apostrofato. “Quello non è un manifestante. Sta fuori, si tiene ai margini della piazza, loro sono così, sono degli speculatori. Oggi i lavoratori chiedono risposte e lo fanno in modo pacifico e noi siamo con loro. Questi invece vogliono la guerra e noi non dobbiamo rispondergli con leggi eccezionali ma con la democrazia: dare la possibilità ai lavoratori, ai giovani, ai disoccupati di esprimersi, come sta accadendo oggi”, ha commentato il leader di Sel dopo quanto accaduto.

Il comizio. Dal palco di piazza del Popolo il segretario generale lo ha ripetuto più volte: la Fiom non si limita a protestare, ma avanza delle proposte. La più concreta è la cosiddetta mobilità sostenibile: “Bisogna
sfruttare il fatto che l’Italia è una penisola, per esempio non facendo solo navi da crociera o militari ma sviluppando le autostrade del mare e rottamando e rinnovando i traghetti”. A gennaio, ha aggiunto, “il governo italiano dovrà probabilmente pagare una multa all’Unione europea perchè il suo parco di autobus è vecchio e inquina. Non sarebbe meglio far partire un piano straordinario dei trasporti e rinnovare il parco degli autobus? Non sarebbe meglio produrre delle auto elettriche in Italia o in Francia o negli Usa?”. Le aziende, ha spiegato il leader dei metalmeccanici, “hanno una responsabilità sociale e ricordiamo che se la Fiat è stata quella che è stata è grazie a chi ha lavorato nell’azienda e ai soldi pubblici”. Infine, la Fiom metterà in atto “tutti i mezzi” per arrivare all’abrogazione dell’art. 8, compresa la raccolta di firme per arrivare ad un referendum. Chiusura con Susanna Camusso, che ha parlato con un leggero ma costante sottofondo di fischi. “Rimettere al centro della politica il lavoro, solo così possiamo lasciarci la crisi alle spalle”, ha detto il segretario della Cgil. Che ha attaccato Marchionne, ribattezzato “il padrone delle ferriere”. Senza tralasciare il governo: perché “la crisi non si risolve certo con l’annuncio di un decreto sullo sviluppo ma ripartendo dal lavoro: possono spiegarci che si risolve con le pagelle on line… Bisognerebbe seppellirli con una risata collettiva”. Terminato il suo intervento tutti a casa, fra le note di “Bella Ciao” dei Modena City Ramblers.

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