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Terre di Stato, un tesoro da 6 miliardi offerta degli agricoltori per il patrimonio

Il ministro Romano: “Si può fare”. Oggi con mille euro si può comprare un ettaro a Catanzaro, ma in Toscana ci vuole un milione . La disponibilità di 400 mila ettari permetterebbe di abbassare i costi d’acquisto

di JENNER MELETTI, La Repubblica

CERNOBBIO – C’è un grande latifondista, in Italia: lo Stato. Secondo i dati del censimento dell’agricoltura svolto l’anno scorso, risulta proprietario di 338.127,51 ettari di terreno coltivabile, in termini tecnici Sau, superficie agricola utilizzata. La Coldiretti, fatta questa scoperta, ha subito presentato una proposta: vendete questa terra ai contadini, servirà anche a permettere l’accesso alle campagne a nuovi agricoltori, soprattutto giovani. E lo Stato, in cambio, incasserebbe una bella cifra: 6 miliardi e 221 milioni di euro. Proposta che, con i chiari di luna della finanza pubblica, è stata subito accettata – almeno a parole – dal discusso ministro all’Agricoltura Saverio Romano. “La accolgo immediatamente e domani la porto già confezionata a Berlusconi”.

C’è di tutto, in questa immensa distesa di terreni. Si va dai tratturi erbosi dell’Abruzzo alle aziende agricole della Nurra, a Sassari, con 1.200 ettari oggi improduttivi. Si passa dalle proprietà del convitto Mario Pagano di Campobasso – 200 ettari oggi affittati – e si arriva alla famosa tenuta di San Rossore a Pisa, proprietà della Presidenza della Repubblica (4.800 ettari). “La disponibilità di quasi 400.000 ettari – dice il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione – permetterebbe di abbassare i costi del terreno, principale ostacolo all’ingresso dei giovani in agricoltura. L’Italia ha un bisogno drammatico di terra per uso agricolo perché negli

ultimi quarant’anni sono andati persi quasi 5 milioni di ettari di superficie coltivata, pari a due volte la Regione Lombardia”. La cifra di 6,2 miliardi viene ottenuta stimando una media di 18.400 euro per ettaro. Ma le differenze sono altissime: con 1.000 euro si può comprare un ettaro di pascolo nella provincia di Catanzaro ma se si vuole diventare padroni di un ettaro di vigneto in Toscana o meleto in Alto Adige, bisogna sborsare da 500.000 a 1milione di euro. Al Nord la terra costa il doppio rispetto al Sud, in pianura il triplo rispetto alla montagna. La campagna italiana costa comunque più cara di quella francese e tedesca ed è più a buon mercato solo rispetto alla Danimarca e all’Olanda.

Altro terreno un tempo produttore di grano o uva viene sottratto dai grandi impianti fotovoltaici. Si calcola che gli impianti a terra coprano una superficie di 33,2 milioni di metri quadrati, con una potenza installata di 1.465,5 Megawatt, pari al 42% del fotovoltaico totale. In testa la Puglia, con quasi la metà degli impianti (14,8 milioni), seguita dal Lazio (3,8 milioni) e dall’Emilia Romagna (3,4 milioni). In altri 70 mila ettari si continua a coltivare sorgo e mais, ma questi alimenti non finiscono nelle stalle ma vengono usati per gli impianti di biogas.

La crisi economica sta provocando un mezzo terremoto nei consumi alimentari. Secondo un’indagine della Swg, in quest’ultimo anno, la spesa nei discount è aumentata del 25%, mentre è crollata del 38% nei negozi tradizionali al dettaglio. Per garantire ai consumatori prodotti buoni a un prezzo giusto la Coldiretti annuncerà oggi un patto con la Coop. Il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari, preciserà i termini di questa alleanza: in un Paese dove il 50% della popolazione detiene solo il 10% della ricchezza, si deve garantire anche a chi ha meno mezzi un’alimentazione sicura, che può nascere solo da un vero e proprio contratto fra chi produce i beni della terra e chi li mette sui banchi dei supermercati. “Questo è possibile – ha annunciato il presidente della Coldiretti – costruendo progetti imprenditoriali con protagonisti alla pari. In questo patto noi mettiamo la faccia, e garantiamo la qualità dei prodotti che, con una filiera corta, entrano nella grande distribuzione”.

La tavola, almeno per ora, resiste alla crisi. Sempre secondo l’indagine Coldiretti-Swg, gli italiani hanno ridotto del 51% le spese per l’abbigliamento, del 50% i viaggi e le vacanze, del 34% i beni tecnologici, ma solo del 16% le spese alimentari. Si sono impegnati anche contro gli sprechi di cibo, riducendoli del 57%. Hanno almeno il diritto di trovare cibi garantiti.

(22 ottobre 2011)

Una Risposta

  1. sono d’accordo con il PR SERGIO MARINI
    terreni se ben utilizzati, fan si che giovani possono inserirsi nel mondo lavorativo con produzioni di eccellenza , tanto da far conoscere i nostri prodotti nel mondo .

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