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In the name of God, Italy and Europe, go!

http://www.ft.com/intl/cms/s/0/9c118294-06fc-11e1-90de-00144feabdc0.html#axzz1cpJ69wMB

“Nel nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vattene!”

Così, con una riverente citazione di Oliver Cromwell, si chiude l’editoriale sul Financial Times di cui riporto la traduzione.

Qui sopra, il link all’originale in inglese.

Nonostante la chiarezza di intenti nell’ambito del G20, i più potenti leader mondiali si sono ritrovati impotenti di fronte alle manovre di due premier europei: George Papandreou e Silvio Berlusconi.

La somiglianza tra i due primi ministri è impressionante: entrambi possono contare su una risicata ed instabile maggioranza ed entrambi stanno bisticciando con il ministro dell’economia. Ancor più grave, entrambi hanno la pericolosa tendenza a rinnegare gli impegni presi, in un momento in cui i mercati seguono con apprensione il bilancio pubblico dei loro paesi. Esiste, comunque, un’importante differenza: avendo raggiunto i 1.900 miliardi, il debito pubblico italiano è abbastanza alto da destabilizzare l’economia mondiale più di quanto possa fare Atene.

La buona notizia, naturalmente, è che l’Italia è ancora in grado di pagare, anche se gli interessi stanno raggiungendo un livello quasi insostenibile.Gli spread dei bond Italia- Germania di durata decennale è raddoppiato nel corso dell’estate e ieri hanno raggiunto un record nell’era dell’euro, con 463 punti, che sarebbero stati di più se la BCE non stesse acquistando bond italiani. Benchè Roma sia in grado di sostenere interessi così alti  ancora per un po’, questo processo va bloccato prima che diventi ingestibile. Le previsioni sono che l’Italia il prossimo anno dovrà rifinanziare un debito di trecento milioni di euro. Essendo ormai la crisi dell’eurozona più che evidente, una volta che gli spread sono cresciuti sarà difficile farli scendere.

L’aspetto più inquietante è che tutto ciò sta accadendo nonostante l’Italia abbia condiviso, in linea di principio, le riforme strutturali raccomandate dall’Europa e dal G20. Che l’FMI controlli i progressi di Roma non può che essere un bene. Questa azione rischia però di essere indebolita finchè l’Italia mantiene il suo attuale premier. Avendo fallito le riforme in vent’anni di politica, Berlusconi non è credibile come reale attuatore di un significativo cambiamento.

Sarebbe ingenuo credere che, non appena Berlusconi se ne va, l’Italia riacquisti la piena fiducia dei mercati. Rimangono dei dubbi sul futuro politico del paese e ci vorrà del tempo prima che le riforme strutturali abbiano un effetto sostanziale sulla crescita. Un cambio della leadership è comunque doveroso. Un nuovo primo ministro impegnato nella programmazione delle riforme rassicurerebbe i mercati,che sono alla disperata ricerca di un piano credibile per bloccare la folle corsa del quarto maggior debito mondiale. Renderebbe più semplice alla BCE attuare il suo programma di acquisto dei bond, perchè renderebbe più improbabile che l’Italia si rimangi le promesse fatte.

Dopo vent’anni di un inefficace show personale, le uniche parole da rivolgere a Berlusconi fanno eco a quelle usate, un tempo, da Oliver Cromwell.

Nel nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vattene!

4 novembre  2011 23:45 pm http://www.ft.com Editorial

 

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