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Poi il progetto è stato bloccato

Storia di un progetto esaltante che finisce con un tonfo (titolo).

Si fa sempre più radicata in me l’idea che ci sia la volontà di non far funzionare bene la scuola.

Jacopo Fo su Ilfattoquotidiano.it

(…)con un liceo scientifico di Firenze, insieme a professori e studenti, abbiamo realizzato un progetto per una scuola diversa. I ragazzi analizzano la situazione energetica della scuola, individuano le soluzioni, contattano le aziende, contrattano i prezzi, propongono all’amministrazione pubblica il progetto e ne seguono la realizzazione, ottenendo al contempo un risparmio per la società e una percentuale dalle ditte che poi possono investire in gite di studio e feste.
Poi estendono questa metodologia alle loro famiglie e alle imprese della zona diventando consulenti energetici, ottenendo un pagamento per il loro lavoro e creando così un’azienda scolastica che lavora sul territorio.

Il tutto con la consulenza-tutoraggio degli insegnanti, ognuno per le competenze specifiche della materia che insegna. E’ chiaro che in un lavoro di squadra così complesso salta subito agli occhi chi non si impegna e quello lo si boccia. Perché è importante che i ragazzi capiscano che nella vita nessuno ti fa sconti. Ma non credo che ci sarebbero molti bocciati. I ragazzi adorano le grandi imprese. Ed è evidente che un ragazzo che per 5 anni di liceo partecipa con passione a una realizzazione di questo tipo, concreta, poi non avrà difficoltà a trovare un lavoro in un settore ancora praticamente vergine come quello delle ecotecnologie. Il progetto ha avuto un grande successo tra gli studenti e i professori. Anche il preside e il provveditore si sono trovati d’accordo. Abbiamo fatto una conferenza stampa e i giornali hanno dato grande risalto alla notizia cogliendone favorevolmente il carattere concreto e appassionante.

A questo punto, il titolo dell’articolo.

(questo accadeva ormai parecchi anni fa).

Suggerisco ancora, su quest’argomento, di leggere il seguente articolo dello stesso autore:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/01/cara-gelmini-ti-scrivo/46581/

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