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Tratta dei cantieri navali In cinque ai domiciliari

Il Tribunale del Riesame:«Una regia criminale dietro gli appalti a Monfalcone»

Finiscono nei guai i fratelli Commentale, il padre e gli operai Ruhul e Rispoli

Da Il Piccolo

MONFALCONE. Una vera e propria organizzazione criminale all’ombra dei cantieri navali, quella messa in piedi dai Commentale, dedita all’estorsione, allo sfruttamento dei lavoratori bengalesi e alla truffa ai danni dello Stato. Lo ha confermato il Tribunale del Riesame di Trieste riconoscendo la sussistenza dell’accusa di “associazione a delinquere” contestata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sul caporalato nell’appalto di Fincantieri.

In virtù di questa decisione, è scattato il “giro di vite” per le posizioni degli indagati: il padre Angelo Commentale, 56 anni, e i figli Pasquale, 30enne ex tronista di “Uomini e donne”, e Giuseppe, 33, attenderanno il processo reclusi nelle loro abitazioni, come gli operai Amin Ruhul, bengalese di 46 anni, e Alessandro Rispoli, 43 anni.

I carabinieri si sono presentati l’altro ieri davanti ai cinque indagati per eseguire le ulteriori misure restrittive disposte dal Riesame che, accogliendo il ricorso presentato dal Pubblico ministero Michele Martorelli, ha parzialmente riformato l’ordinanza del Gip di Gorizia, Paola Santangelo, con la quale aveva escluso proprio il reato di associazione a delinquere.

Sono scesi in campo tra Monfalcone, San Canzian d’Isonzo, Tarcento e Trieste, i militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Gorizia, il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, assieme al Nucleo dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro. Per Angelo Commentale l’obbligo di residenza a San Canzian si è pertanto trasformato negli arresti domiciliari, come per il figlio Giuseppe, prima in stato di libertà. Confermata la misura restrittiva per l’altro figlio Pasquale, nonchè per Amin Ruhul e Alessandro Rispoli, già sottoposti ai domiciliari.

Il Riesame ha dunque riconosciuto nell’ipotesi accusatoria della Procura «la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati». Attraverso il succedersi delle ditte riconducibili ai Commentale, Edilnaval, Navalplanet, Edilgreee e Sea Work, «con identico oggetto sociale e sostanziale identità organizzativa», veniva mantenuta un’organizzazione dedita principalmente all’estorsione ai danni di cittadini bengalesi, sfruttandone l’attività professionale, sottopagandoli e costringendoli con violenza e minaccia ad accettare condizioni lavorative deteriori.

Numerose sono state anche le truffe contestate per aver tentato di ottenere finanziamenti pubblici ai danni dello Stato.

Il Riesame ha confermato anche il ruolo centrale attribuito dalla Procura ad Angelo Commentale, individuato come capo dell’organizzazione, «il vero imprenditore occulto che negli anni aveva svolto un ruolo di primo piano nella gestione delle imprese». Il tutto in attesa dell’esito della Cassazione in merito al ricorso presentato dall’avvocato Roberto Corbo che aveva impugnato la sentenza del Riesame sul reato di associazione a delinquere.

L’indagine sul caporalato nell’appalto di Fincantieri aveva portato nell’ottobre scorso all’arresto dei fratelli Commentale, assieme al bengalese Amin Ruhul e alla denuncia di 6 persone. Nell’ambito della recente chiusura delle indagini preliminari, agli atti figuravano otto indagati. Del sistema degli appalti si è occupata recentemente anche la trasmissione televisiva “Report” in onda su Rai3.

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