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Trieste: Auto, fallita la “Progetto 3000”

Da un meccanico ho scoperto che i dipendenti sono da tre mesi senza stipendio, che tristezza…. n.d.a.

Curatore nominato dal giudice: dovrà gestire l’attività e convincere le case madri a non ritirare i mandati

di Corrado Barbacini, Il Piccolo

È fallita la “Progetto 3000”. A portare i libri in Tribunale è stato Lorenzo Dagri, ormai di fatto ex amministratore della concessionaria Renault, Nissan e Kia, con succursali a Staranzano e Cervignano. Il passo di Dagri à stato necessario a fronte dell’impossibilità di definire un accordo per gli esodi tra la Autonord Fioretto di Udine (che aveva manifestato la volontà di acquisire l’azienda con un contratto di affitto) e i 70 dipendenti sparsi nelle tre sedi. L’altra sera i sindacati non hanno accettato la proposta per la liberatoria ritenedola insufficiente.

Poche ore dopo, ieri mattina alle 10.30, Dagri assieme al suo consulente, l’avvocato Ciro Carano, ha portato i libri in Tribunale e ha ceduto.

A mezzogiorno il giudice Giovanni Sansone ha decretato il fallimento della società affidando i beni della “Progetto 3000” al curatore Enrico Guglielmucci. Il commercialista (lo stesso che ha gestito recentemente sia il crac della Lucioli e anche della Alikè) dovrà in breve tempo definire con precisione lo stato passivo della società di commercializzazione dei marchi Renault Nissan e Kia a Trieste, Staranzano e Cervignano e nel contempo verificare l’entità dei beni in disponibilità. Ma soprattutto dovrà, seppur provvisoriamente, gestire l’azienda con ampio mandato evitando in tutti i modi l’eventualità di una chiusura e quindi la perdita di tutta la clientela, il bene principale. Perché questo comporterebbe il crollo immediato del valore e quindi crescerebbero a dismisura le difficoltà per la successiva vendita ad altri imprenditori eventualmente interessati. I tecnici paragonano situazioni di questo tipo a un cubetto di ghiaccio: se rimane in freezer mantiene le proprie caratteristiche, se invece viene spostato diventa liquido.

È evidente che per la “Progetto 3000” si aprirà un nuovo fronte occupazionale: il curatore Guglielmucci dovrà necessariamente ottimizzare i costi della società in difficoltà. L’obiettivo nel breve termine sarà quello di ottenere profitti pari all’entità delle spese di gestione. Al momento il passivo ammonta a oltre 5 milioni di euro. Crediti da parte delle banche.

Per il curatore non sarà facile. Dovrà convincere Renault, Nissan e Kia a dare fiducia. In caso di fallimento delle concessionarie infatti le case madri hanno carta bianca: possono rescindere i rispettivi mandati. E se lo facessero, svuotando i magazzini ricambi e il seppur ridotto parco auto in vendita, la fine sarebbe assicurata. Se l’avvocato Guglielmucci riuscirà a superare questo scoglio la “Progetto 3000”, seppur artificialmente, potrà sopravvivere in attesa di tempi migliori.

«Portare i libri in Tribunale è stata una scelta obbligata», ha dichiarato ieri pomeriggio l’ex amministratore Lorenzo Dagri. «La situazione – ha aggiunto – si era deteriorata. Purtroppo l’accordo con Autonord Fioretto è sfumato e non è andato a buon fine come speravo anche per riuscire a contenere il numero di dipendenti in mobilità. Ho dovuto dire basta».

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