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Alcoa: operai bloccano aeroporto Cagliari

Riesplode la protesta dei lavoratori dello stabilimento sardo. E’ corsa contro il tempo per tentare di evitare la chiusura

Alcoa: operai bloccano aeroporto CagliariANSA, CAGLIARI – Con lo spettro incombente della chiusura, gli operai dell’Alcoa di Portovesme hanno deciso di inasprire la vertenza per salvare lo stabilimento sardo, cuore della produzione di alluminio in Italia. Senza l’ingresso di un nuovo acquirente, i vertici della multinazionale sono pronti a lasciare entro la fine di agosto. E sugli impianti di Portovesme calera’ definitivamente il sipario. Una mazzata per l’intero territorio: una provincia, quella di Carbonia Iglesias, tra le piu’ povere d’Italia con un tasso di disoccupazione vertiginoso e livelli altissimi di cassintegrati, gia’ a quota ventimila in tutta l’Isola.

La protesta dei lavoratori e’ riesplosa stamattina quando in 300 hanno marciato da Portovesme a Cagliari dopo un’assemblea convocata all’alba davanti ai cancelli della fabbrica. Il corteo ha subito imboccato una direzione precisa: l’aeroporto di Elmas.

Gli accessi allo scalo sono stati bloccati per circa due ore e mezza. Traffico in tilt con una coda di un chilometro tra la statale 130 e l’imbocco per l’aerostazione. Passeggeri imbufaliti, costretti a raggiungere l’aeroporto a piedi per paura di perdere i voli in partenza. Con trombette, bandiere e l’immancabile caschetto che ha scandito il ritmo sbattendo sull’asfalto, i lavoratori si sono seduti in mezzo alla strada e lungo la rotonda che porta all’aerostazione tra lo sconcerto e, a tratti, la rabbia dei passeggeri diretti a Elmas: ”Ma che succede, e’ uno sciopero? Senza preavviso? E adesso come facciamo per il volo?”. Da parte loro, gli operai hanno distribuito volantini per spiegare le ragioni della protesta rilanciando l’appello al Governo affinche’ si attivi per trovare una soluzione che scongiuri, attraverso l’ingresso di un nuovo soggetto imprenditoriale, la chiusura dello stabilimento.

”Dobbiamo tenere alta l’attenzione sulla vertenza – ha spiegato Daniela Piras della Uilm – Non possiamo permettere che la fabbrica si fermi, un intero territorio rischia il collasso e noi faremo di tutto per impedirlo”.

La protesta di oggi si annuncia come preludio ad una nuova, intensa mobilitazione. Domani il coordinamento sindacale e delle Rsu si riunira’ ancora a Portovesme per decidere le prossime azioni. ”Non siamo piu’ in grado di mantenere il controllo – hanno detto i sindacalisti alle forze dell’ordine impegnate durante la manifestazione – Gli animi sono esasperati, basta una scintilla per far saltare tutto. Ogni momento e’ buono per tornare in piazza. Finora siamo riusciti a coordinare tutte le iniziative, ma i lavoratori non ce la fanno piu’: e’ come una pentola a pressione pronta ad esplodere”.

Sul fronte delle trattative, fallito il negoziato con il fondo tedesco Aurelius si intensificano i contatti con la multinazionale svizzera Glencore, gia’ proprietaria della Portovesme srl. ”Entro il 31 agosto – ha annunciato il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli – si terra’ l’incontro decisivo. Chiediamo quindi ad Alcoa di ritardare il conto alla rovescia per lo spegnimento dello smelter”. Della vertenza si occupera’ martedi’ prossimo il Consiglio regionale nella sua prima seduta dopo la pausa estiva. E sul caso e’ intervenuto ancora una volta l’Idv con il leader Antonio Di Pietro e il deputato sardo Federico Palomba. ”Il governo – denunciano – ha fatto incancrenire la vicenda, ora si assuma le proprie responsabilita’. Se non si raggiungono, in tempi brevi, accordi per una soluzione industriale si rischia un conflitto sociale ingovernabile”.

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