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Status Quo

Ebbene sì, ce l’hanno fatta, la crisi non c’è più, è finita.

Non che le cose stiano migliorando, non c’è luce in fondo al tunnel, solo un’ apertura anale che non si sa dove porti: la crisi è diventata uno status quo, uno stato permanente.
Sempre più imprese chiudono, sempre più disoccupazione eppure nessuno sale sui tetti, non ci sono più forconi nè isole dei cassa-integrati, oramai ci si è fatta l’abitudine.

Credo sia superfluo scrivere sui diritti dei lavoratori e relative reazioni sindacali.

Ebbene sì, niente riesce più ad indignare, abbiamo avuto tre governi non eletti, una legge elettorale incostituzionale ancora in vigore, un premier che non conosce l’inglese, parlamentari che non conoscono l’italiano, scandali, corruzione, un’ingiustizia sociale da vomito e va tutto bene. Tutto è scontato, niente sorprende, Grillo potrebbe tacere, Travaglio cambiare mestiere perchè tanto oramai ‘loro’ regnano per diritto divino.

Ebbene sì, signore e signori, ce l’hanno fatta, hanno riportato l’Italia a quello che era prima della rivoluzione francese, soltanto più sporca e più stanca. Certo, i nobili non si chiamano più conti o marchesi, ma ‘Onorevoli’ o ‘Dirigenti’, ma per il resto sono uguali, fanno le stesse cose, vogliono le stesse cose.

Arriverà una rivoluzione? Ma per favore! Gli italiani hanno sempre subito di tutto e si sono sempre lasciati fare di tutto.

Come sopravvivere?Chi può e se la sente, se ne vada. Chi non può o non se la sente, si prostituisca e cerchi il favore di chi ha un po’ di potere; che sia l’associazione cattolica, il politico o il boss di turno. In fondo le cose hanno sempre funzionato così.

“Ed io che ho sempre detto che era un gioco
sapere usare o no d’un certo metro,
compagni il gioco si fa peso e tetro
comprate il mio didietro lo vendo per poco.

Colleghi cantautori eletta schiera
che si vende alla sera
per un po’ di milioni
voi che siete capaci fate bene
aver le tasche piene
e non solo i coglioni.”

Guccini, L’Avvelenata

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